Il Tai Rosso di Pegoraro, tipicamente strabevibile

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Anni fa lanciai l’idea del vinino, ossia di quel vino che fosse solo apparentemente semplice, ma che sapesse esprimere in realtà un’assoluta bevibilità e, insieme, una forte appartenenza territoriale. Meglio ancora, un’identità di terroir, che vuol dire anche l’adesione a un’idea conviviale del vino, forte di una sua originaria connotazione gastronomica.

Proposi quell’idea perché ero stufo, ma proprio stufo dei vinoni imposti dal dominio dell’enologia parkeriana basata sulla potenza, sul muscolo, sulla struttura, sul tannino, sull’alcol, sul legno et similia.

Oggi vedo che, per fortuna, l’idea del vino godibile, bevibile, eppure seriamente identitario, sta incominciando a diffondersi, e ne sono ovviamente lietissimo.

Tra le zone identitariamente più congeniali all’idea del vinino ho sempre pensato che ci fossero, oltre al mio lago di Garda, anche i Colli Berici, nel Vicentino, dove si coltiva il tai rosso, ex tocai rosso, declinazione locale del grenache.

Ho bevuto di recente un bel Tai Rosso, ed è questo il vino che vi voglio qui proporre.

Colore rosso scarico. E poi che bel naso! Rose, fiori, cassis, tracce pepate. Bocca caratteriale, acidità piuttosto esposta, eppure succosità di fruttino, vene di karkadè (che sono un marcatore del tai rosso), tanta spezie, accenni di sottobosco, tannino che offre serietà ad un sorso comunque stragodibile, lunghezza strepitosa. Apparentemente semplice, per nulla banale. Un classico.

Colli Berici Tai Rosso 2016 Pegoraro
(88/100)

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