Sì, il Vite Vecchia 2014 è un Moscato fuoriclasse

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Sull’onda del furore del dagli all’untore, c’era chi un po’ mi guardava come un mezzo matto quando, in piena vendemmia, dicevo che per alcune zone e per alcuni vini la raccolta del 2014 non sarebbe stata il male di cui si raccontava, ma anzi avrebbe dato vini piuttosto interessanti. Forse anche molto interessanti. Valeva per il Chiaretto del “mio” lago di Garda, ad esempio, e infatti a distanza di quattro anni qui rosé ancora reggono il passo in maniera stupefacente, come hanno dimostrato alcune recenti verticali (sì, verticali di rosé, perché no?) che ho condotto. Valeva anche per il Moscato d’Asti. Per i vini insomma che trovano nella freschezza, anche sottolineata, una loro ragion d’essere.

La prova provata ce l’ho avuta nuovamente proprio con un Moscato d’Asti assaggiato durante il Vinitaly, il Vite Vecchia di Alessandro Boido, alias Cà ‘d Gal, che esce solo adesso e si è fatto 36 mesi in casse sepolte sotto la sabbia, in cantina, a 15 gradi di temperatura e ad umidità costante, ripetendo il rito, in forma ammodernata, che si usava un tempo, quando le bottiglie migliori si conservavano così, interrate.

Be’, chi mi conosce sa che considero il Vite Vecchia uno dei più grandi vini bianchi che si facciano in Italia, capace di una longevità che lascia senza fiato, non solo conservandosi, ma anzi arricchendosi col tempo.

La 2014 è una delle più belle versioni che mi sia capitato di bere (e ne ho bevute molte, di annate di questo vino). Tropicale, speziato, complesso, d’infinita persistenza. Un fuoriclasse che ha vita lunga assai davanti a sé.

Moscato d’Asti Vite Vecchia 2014 Cà ‘d Gal
(95/100)


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