Oh, la Schiava altoatesina, come sa di storia!

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Mi piacciono un sacco gli antichi, arcigni masi altoatesini. Vi si respira la storia. Come all’Ansitz Rynnhof, a Termeno. Ansitz è un termine tedesco. Sta per dimora, residenza (fosse veneto, si direbbe Cà Rynnhof, giusto per capirci). Hof invece è il podere, la fattoria. Rynnhof significa la fattoria del Rynn, che è un toponimo antico. La dicitura “an der Rynnen” compare per la prima volta su di un documento del 1438. Probabilmente indicava il fatto che lì c’era una canaletta d’acqua. Nel 1470 il principe vescovo di Trento assegnò la proprietà in feudo, con la vigna annessa. Insomma, ci si fa uva e vino da almeno cinque secoli e mezzo.

Nel 1928, Oswald Bellutti acquistò la proprietà Rynnhof e vi si trasferì con la famiglia. I Bellutti continuano a produrci vino, e tra i loro vini ho bevuto di recente la Schiava (o la Vernatsch come scrivono, anche, da quelle parti). Stavo per scrivere “ho assaggiato”, ma non è vero, l’ho proprio bevuta, perché è uno di quei vini che chiamano il bicchiere e la tavola e la compagnia disimpegnata e la bottiglia finisce rapidamente. Un vino conviviale e gastronomico.

Delle migliori espressioni della Schiava altoatesina ha il colore chiaro e brillante, leggermente granato, e i profumi di fruttino e di spezie natalizie, insieme alla sapidità. In tavola, un po’ fresca, sta praticamente su tutto, e ci sta benone e sa di storia. La bottiglia l’ho trovata in vendita a meno di 12 euro su Italvinus.

Alto Adige Schiava 2019 Ansitz Rynnhof
(88/100)

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