Il Moscato d’Asti può essere un grandissimo vino

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In tutta questa storia dell’Asti Secco, io non riesco a comprendere perché invece di arrabattarsi con lo spumante da quelle parti, in terra astigiana, non si creda di più nel Moscato frizzante, il Moscato d’Asti insomma. Cavolo, il Moscato d’Asti quand’è buono non c’è mica tanta roba in giro che gli stia al passo. Vero che è dolcino, vero che fa poco grado, ma non è per niente un vino banale, e anzi è di quelli che se vogliono ti fanno restare con la bocca aperta dalla sorpresa e ti fanno stampare in faccia un sorriso dalla soddisfazione.

Quando parlo di Moscato d’Asti da sorpresona, penso ad esempio al Vigna Vecchia di Cà ‘d Gal. Ebbene, qualche giorno fa ho stappato l’ultima bottiglia che avevo del 2003. Ripeto: 2003. Insisto: Moscato d’Asti 2003. Un capolavoro. Roba che se te lo mettono nel bicchiere e non ti dicono cos’è pensi alla Loira, ad un eccellente Vouvray demi sec, epperò poi ti accorgi che non è mica chenin blanc ché c’è quella vena aromatica e non ne vieni fuori, finché non vedi l’etichetta e quasi non ci credi che un Moscato quattordicenne possa arrivare a una simile complessità, ricchezza, tensione e anche succosità, salinità, fruttuosità, florealità (quante parole che finiscono in tà) e via e via.

Così te lo godi sorso dopo sorso e solo all’indomani imprechi un attimo perché ti chiedi quanti altri capolavori non si siano compiuti nelle vigne astigiane solo perché ci si crede poco alla grandezza del Moscato d’Asti.

Moscato d’Asti Vigna Vecchia 2003 Cà ‘d Gal
(96/100)

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3 comments

  1. piercarlo morra Rispondi

    non si apprezza abbastanza il prodotto che si produce da queste parti molti preferiscono bere una coca cola o una aranciata, speriamo che le cose cambino e questo nuovo prodotto come l’asti secco possa sensibilizzare l’ambiente moscato e far sì che per lo meno nella terra del moscato si posso bere vino moscato senza ricorrere ai vini trentini non è il caso.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Temo che accada esattamente il contrario, e cioè che l’Asti “secco” confonda il consumatore. Quando non si dimostra orgoglio per la propria identità non si può essere convincenti. Si finisce per essere la “copia” di qualcun altro, ma nessuno è fiero di acquistare una “copia” rispetto a un “originale”, a meno che la copia costa molto, molto meno dell’originale.

  2. Paolo Baraldi Rispondi

    Ogni volta che stappo un vino d´Alessandro é al contempo un emozione e anche una “sfida”.
    L´ospite, al momento del tuo annuncio di volergli proporre un Moscato d´Asti come abbinamento, ti guarda perplesso.
    Poi, nel momento in cui sfoderi la coppa da Moscato (e solo li va servito!!!) e lo prova dice:”mai assaggiato un vino così.
    Credo che sia un vino chiave, per fidelizzare il tuo ospite, per consigli futuri.
    E come detto nell´articolo, tiene il tempo in maniera incredibile, peccato non avere annate vecchie in cantina….
    Mi fa sempre sorridere questa cosa riportata da Alessandro (a ragion veduta) sul suo sito:
    “Si raccomanda di prevedere una conservazione non prolungata: per evitare una decisa perdita di freschezza dovuta allo svanire della fragranza, il consumo non deve essere posticipato oltre i 12-24 mesi dal momento dell’imbottigliamento (dal Disciplinare di produzione “Asti Docg”)” . 😉