Kaffeekantate

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Non c’è risveglio nei miei mattini senza una tazza di caffè.
Sorseggiarlo lentamente fa parte di un rito che ripeto più volte al giorno.
Eppure sono consapevole ch’ è una bevanda la cui storia e il cui valore sociale ed economico tendiamo a considerare poco. «Il caffè è un orfano – scrivono gli esperti del Centro Studi Assaggiatori di Brescia – perché a differenza della vite non rende giardini le nostre colline».
Certo è che l’“oro nero”, chiamato anche “vino d’Arabia” quando apparve in Europa, è oggi una merce che ha nel mondo il più alto volume di scambi dopo il petrolio, l’altro oro nero.
La produzione mondiale stimata per il 2015 – 2016 è di 148 milioni di sacchi da 60 kg, tanto per dare l’idea.
Mi ha fatto riflettere sul mondo del caffè l’incontro con Matteo Marello, un giovane laureato all’Universita di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che della passione per la diabolica bevanda ha fatto una professione.
Durante il mio recente soggiorno nelle Langhe sono entrata nella sua piccola caffetteria nel centro di Alba. Caffetteria Vicolo dell’Arco, si chiama e se amate il caffè, prima o poi ci dovreste entrare. Sono circa un centinaio le varianti nella preparazione del caffè che Matteo può servirvi e ne trovate, a rotazione, diverse decine. V’assicuro che non è facile sceglierne solamente alcune.
Nel piccolo dehors mi sono lasciata tentare dal delizioso “caffè arabo”, profumato al cardamomo e servito in dose abbondante in una luccicante caffettiera bollente. Non so quanto tempo sia trascorso in quel luogo delizioso, silenzioso e accogliente, in un pomeriggio d’autunno: un’ora, forse due, poiché al primo caffè ne è seguito un secondo, il Bicerin alla maniera di Matteo, con caffè e cioccolato liquido preparato al momento su un fondo di torta allo yogurt. Caffè ideale per una merenda.
Leggo di un tentativo di scomunica del caffè, considerato “bevanda pagana”, ai primi del Seicento. Tentativo andato a vuoto, per fortuna. “Oh, che dolce gusto ha il caffè, più amabile di mille baci, più soave del moscato!”: Johann Sebastian Bach tesse in musica le lodi della bevanda nella celebre Kaffeekantate, composta nel 1734, mentre si stavano per aprire in Italia e in Inghilterra le prime Botteghe del Caffè.
Chissà perché, quasi tre secoli dopo, non è facile in Italia parlare di cultura del caffè e berlo buono. Da Matteo lo è di sicuro.
Caffetteria Vicolo dell’Arco – vicolo dell’Arco, 1 – Alba (Cuneo)


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1 comment

  1. Maurizio Onorato Rispondi

    Mi sono goduto la Kaffeekantate di Bach, rivisitato per l’ennesima volta l’indimenticabile monologo del caffè (con la napoletana, è ovvio!) di Eduardo De Filippo da “Questi fantasmi” e … mi faccio un caffè naturalmente. A Napoli la proverbiale prescrizione giornaliera è «non meno di tre, non più di trentatre».