Gragnano Ottouve 2016 Salvatore Martusciello

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Piedirosso, aglianico, sciascinoso, suppezza, castagnara, olivella, sauca, surbegna, sono le Ottouve del Gragnano. Non poteva scegliere nome migliore Salvatore Martusciello. In poche lettere racchiude il senso del terroir di antichissima memoria, dove non è il vitigno a rappresentare il territorio, ma un insieme di fattori legati all’ambiente, alla storia del luogo, agli uomini che si sono avvicendati su e giù per le ripide vigne insieme a quelle uve così diverse tra di loro. Ognuna porta il proprio contributo con lo scopo comune di dare vita ad un vino di piena piacevolezza, semplice nel linguaggio e capace di infondere allegria.

È da sempre il vino di Napoli, consumato in grandi quantità nelle trattorie e pizzerie, in grado, con il suo incedere leggiadro e brioso, di accompagnare gran parte delle portate, e senza far lievitare il conto.

Arrivava in città poco prima di Natale, durante la trafeca, il travaso del vino. Erano le donne a portarlo sul capo nei cupielli (i secchi di legno tronco conici) giù per i sentieri scoscesi lungo le strette terrazze disegnate dalle pergole di vite. I mercanti del vino ne riempivano le botti in grandi quantità sui loro carri per distribuirlo nelle numerose cantine di Napoli, dove veniva venduto sfuso o anche a bicchiere, magari accompagnato da salame e formaggio.

La domenica non mancava mai sulle lunghe tavolate in famiglia. Lunghe per il tempo trascorso a mangiare e ragionare di questo e quello e dalle quali ci si alzava che c’era quasi il tramonto. Proprio altri tempi.

Per un certo periodo, a cavallo tra gli anni 80 e 90, è stato snobbato in quanto ritenuto troppo ignorante, banale nella sua semplicità, distante dalle mode del momento che richiedevano vini concentrati e dal contenuto alcolico importante. A me fa pensare molto alle canzoni del Trio Lescano, apparentemente canzoncine popolari senza pretese. In realtà quei virtuosismi a tre voci richiedono professionalità e interminabili ore di esercizio canoro. I ritmi dinamici, le melodie vivaci, i temi semplici accompagnati sempre da contagiosa allegria, hanno saputo allietare e distrarre i pensieri degli italiani in un periodo storico molto difficile.

Così il Gragnano riesce sempre a raccogliere ampi consensi, è vino democratico, capace di piacere a tutti e di appianare le differenze sociali. Ottouve ne è una splendida interpretazione, chiaro nel racconto della sua tradizione legata al terrorir ed alla linearità, con una marcia in più per la qualità sulla quale Salvatore ha puntato pienamente, consapevole del fatto che fosse l’unico modo di riportarlo alla ribalta.

Gragnano è una sottozona della doc Penisola Sorrentina, le sue uve vengono prodotte lungo la catena montuosa dei Monti Lattari che fanno da spina dorsale alla costiera.

Ha profumi giovani, di buccia di arancia, lampone e ciliegia, vivace nella sua delicata effervescenza, appena tannico, fresco e gioioso.


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2 comments

  1. Enrico Rispondi

    Ho appena terminato di leggere le lodi che Mario Soldati, in Vino al vino, tesseva di questo vino oramai semi dimenticato e del tessuto sociale di Napoli di molti anni fa.

    1. Marina Alaimo Acino Ebbro

      Marina Alaimo Acino Ebbro Rispondi

      Caro Enrico, I motivi del calo di interesse verso il Gragnano li ho spiegati in questo articolo. Si, Soldati lo amava e oggi per fortuna é tornato nelle carte dei vini di ristoranti e pizzerie.