I Fiano di Avellino di Rocca del Principe

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Il fiano di Avellino è uno di quei vitigni che vive in totale sintonia con il suo territorio fino a diventarne nel tempo il principale portavoce nel mondo. Anzi, sarebbe più corretto dire l’unico.

La sua fama di grande vino bianco italiano è più che acclarata e parte storicamente dalla zona di Lapio. Proprio qui Ercole Zarrella e sua moglie Aurelia hanno i vigneti di famiglia, per lo più sulla collina di Arianello (600 metri s.l.m.), a sua volta riconosciuta un cru particolarmente pregiato, dove il suolo si presenta sabbioso, sciolto, ricco di ceneri vulcaniche spinte fin qui dalla furia del Vesuvio – tutte componenti che donano finezza ed eleganza al vino.

Aurelia è figlia di vignaioli e lavora personalmente la vigna con grande passione. Nonostante il successo dell’azienda Rocca del Principe, non riesce a rinunciare al rapporto diretto con le sue piante e questo scambio fortunato giova ad entrambi. Il 24 gennaio hanno presentato i loro Fiano nella sala degustazione del ristorante Markus del giovane chef e patron Maurizio De Riggi a San Paolo Bel Sito, nell’agro nolano, in provincia di Napoli.

A Lapio i vigneti occupano uno spazio dominante sul paesaggio disegnato da dolci colline. È da sempre terra di vino ed è l’unica zona dove i territori di due docg si incrociano: quella del Fiano di Avellino e quella del Taurasi. Tra contrada Arianello e contrada Tognano gli ettari di proprietà sono dieci, dei quali cinque vengono coltivati a fiano. In degustazione Ercole ha presentato i Fiano di Avellino 2016 e 2015 e il cru Tognano 2015 e 2014.

Il Fiano 2016 è da poco in bottiglia e mostra quindi note verdi, ma risulta ben chiaro il carattere di una annata interessante e di un bianco elegante, di grande personalità. Tratteggia con sicurezza il profilo di grafite, all’assaggio è ricco, scattante sulla spinta della freschezza ben integrata nel vino. Ha un andamento sicuro e sinuoso il millesimo 2015, l’annata calda ha conferito maggiore concentrazione e alcool smagrito puntualmente dall’acidità vibrante e dai toni sapidi, lunghi in chiusura. Al naso si racconta ampiamente, tra accenti fruttati di pera, note floreali, nocciola tostata e il tipico accento di grafite.

Dal 2014 è in produzione il cru Tognano. Dalla collina omonima sul versante nord, dove sono concentrate le piante più vecchie, di circa  trent’anni. Questo Fiano sosta in acciaio sulle fecce fini per dodici mesi. L’annata 2014 è avvolgente nei profumi che fanno pensare al colore giallo, di agrume dolciastro, di ginestra, il sorso ha materia, e si dilunga sulle note sapide. Molto più espressivo il Tognano 2015, sia al naso che al palato, è particolarmente coinvolgente e profondo, nei profumi ricorda la lavanda, i fiori di acacia, la pera croccante, l’anice stellato. Il sorso si delinea pieno, scattante, dinamico, ha grande energia tanto da poter accompagnare un piatto di carne.

Lo chef De Riggi ha proposto in abbinamento il suo Senza Fine, dove le tante carni del ragù napoletano si propongono nei diversi sapori e consistenze. Polpetta, muscolo, braciola, lingua, orecchietto di maiale.

I Fiano di Ercole e Aurelia vogliono tempo, attenzione, sia che li si attenda in bottiglia prima di decidere di stapparla, sia che li abbiamo versati nel bicchiere. Sono esuberanti, vivaci, solari nonostante vengano da una terra fredda e il carattere umile e rispettoso dei produttori preserva una piena armonia tra lo stile di famiglia e la coerenza al territorio, fino a diventare un unicum di grande fascino.


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