Come cambiano le cose del vino, il nuovo Cervaro

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Il Cervaro della Sala fu l’emblema di uno Chardonnay italiano che parlasse una lingua idonea al contesto internazionale. Il contesto era quello della grassezza di frutto e della tostatura (e della vanigliatura) a tutto tondo. La prima annata venne prodotta nel 1985 e andò in commercio nel 1987, e gli anni parlano chiaro di per sé, perché furono quelli della svolta parkeriana dell’enologia di mezzo mondo, Italia ovviamente inclusa. Questo chiedevano i tempi per accreditarsi fra i critici americani, e questo fecero gli Antinori.

Confesso che a lungo non ho più bevuto il Cervaro, che nella mia mente restava indissolubilmente integrato a quell’idea di vino che non mi aggradava allora e non mi ha aggradato mai. Però i tempi sono cambiati e ancora più stanno cambiando, e il Cervaro della Sala è un vino che “legge” i tempi e se ne fa interprete. Me ne sono accorto e sorpreso perché quest’anno, in due diverse occasioni, l’ho avuto nel calice, e le annate erano le ultime due in commercio, e dunque la 2015 e la 2016. Anzi, le ho assaggiate nell’ordine inverso, prima la 2016, appena uscita, e poi la 2015, un paio di mesi dopo. Trovandovi i segni della svolta in un arretramento della polpa e dell’influenza dei legni, alla ricerca di maggiore finezza, liberando lo spazio all’apporto più territoriale e fresco del grechetto.

Umbria Cervaro della Sala 2016 Castello della Sala Antinori
Quando l’ho assaggiato era a etichetta scoperta, e dunque con mio pieno pregiudizio nei suoi confronti. Stante la giovinezza, un che del legno s’intuiva, ma sfoderava un frutto nitido e maturo e m’ha colpito una dinamicità che non gli ricordavo in passato. Vibrazione acida, allungo. Abbozzai 88 punti di valutazione, ma al secondo sorso sollevai ancora il mio rating, con mio stesso stupore. (90/100)

Umbria Cervaro della Sala 2015 Castello della Sala Antinori
Bevuto stavolta alla cieca in mezzo ad altri vini a base chardonnay, il Cervaro del 2015 ha dato gran prova di sé e m’ha fatto pensare che quell’anno in più di bottiglia gli fa un gran bene, come dev’essere per un vino che ha alta ambizione e aspirazione. S’avvertiva, certo, l’origine varietale prevalente, ma ci ho trovato una finezza considerevole, all’olfatto e al palato. Bell’equilibrio. (94/100)

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