Avete presente quando l’uva fra crock?

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Non essendo propriamente devoto allo chardonnay, vitigno per il quale nutro qualche idiosincrasia, quando decido di spendere dei soldi per un vino di Borgogna opto per un rosso da uve di pinot noir, oppure, se cerco qualcosa di molto rilassato da gustare d’estate, un aligoté. Tuttavia, avendo letto gran bene del lavoro che il “naturalista” Philippe Valette fa nelle vigne e nella cantina della Maison Valette, mi sono incuriosito e ho cercato qualche suo vino, reperendone un buon assortimento su un micro ecommerce francese dedicato alla produzione di piccoli produttori transalpini.

Il primo dei suoi vini che ho stappato poteva essere teoricamente uno dei più ostici. Si chiama “Et Pourtant…” e ha questo nome per dire che “ancora una volta” in passato non gliel’avevano riconosciuto nella denominazione del Viré-Clessé. Solo che invece l’annata del 2016, ora sul mercato (la permanenza sulle fecce è molto lunga e il vino si affina, giustamente, per parecchio tempo in legno vecchio), è andata a buon fine, anche se il nome è rimasto quello di sempre, forse per scaramanzia.

Il vino è stato una rivelazione. Buonissimo. Potrei concludere qui.

Però cerco comunque di descriverlo. Avete presente quando mettete sotto i denti un acino d’uva matura e la buccia fa un po’ di resistenza sotto la pressione degli incisivi e poi – crock – esplode e ne esce il succo gustoso? Ecco, la sensazione è stata questa. Uva bianca matura, solida e croccante. Poi, belle memorie di fiori e un che di miele d’acacia e un cenno sottile di scorza di arancia amara candita. In più, una freschezza perfetta per reggere un corpo di tutto rispetto (tra l’altro, 14,5 gradi di alcol) e una salinità ravvivante, in un assieme di grande armonia.

L’ho pagato intorno ai 40 euro e ritengo siano stati soldi ben spesi.

Viré-Clessé Et Pourtant… 2016 Maison Valette
(94/100)

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