Ho provato il Riesling senz’alcol di Dr. Loosen e…

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Sono stato felicissimo che il mio amico Enrico Lucarini mi si sia presentato a casa con una bottiglia del Riesling Alcohol-Free di Dr. Loosen. Con tutto il parlare che si fa sui vini dealcolizzati, poter finalmente assaggiare quello fatto da un mostro sacro del vino della Mosella – uno dei produttori che appartengono al mio personale Olimpo del vino – era un’occasione straordinaria per cercar di capire fin dove potesse spingersi, almeno con la tecnologia e con le conoscenze disponibili al momento, questa nuova tipologia di bevande, stante le esperienze non felici che avevo avuto con altri assaggi precedenti di altri produttori. Ma prima di dire le considerazioni che ne ho tratto, vediamo com’è il prodotto in sé.

Dal punto di vista del packaging è stato fatto un lavoro importante. Bottiglia renana, capsula a vite azzurrina, la parola Riesling scritta grande in etichetta: l’aspetto è proprio quello dei bianchi tedeschi di qualità. In alto, evidentissima, la dicitura Dr. Lo rimanda al produttore. La specificazione Alcohol-Free (in inglese) è in basso. Sul retro, ecco l’indicazione del volume alcolico a 0,0% e la menzione Entalkoholisiert Rieslingwein, ossia vino Riesling dealcolizzato.

Ora, l’assaggio. Appena versato nel calice, ecco che questo Riesling senz’alcol fa emergere una varietalità immediata, inconfondibile e nettissima. Insomma, il profumo è decisamente quello di un Riesling tedesco, e questa perfetta corrispondenza mi ha impressionato: non pensavo che si potesse arrivare a tanto. Anche all’assaggio, poi, avverti subito quel mix di freschezza citrina e di morbidezza che è tipico delle produzioni vinicole della Mosella, ma purtroppo è questione di un attimo, perché la bevanda scorre via molto veloce, lasciando sul palato pressoché solo una sensazione zuccherosa, con gli zuccheri che sono quattro grammi ogni cento millilitri, e dunque, grosso modo, per ciascun bicchiere. Mancando il nervo e la profondità dell’alcol, non c’è quell’equilibrio che da sempre mi affascina nei vini della Mosella, che pure sono spesso poco alcolici e molto dolci. La distanza è considerevole, anche se indubbiamente la maestria messa in campo dal produttore è, come mi aspettavo, notevolissima.

Credo che, proprio perché condotta con un prodotto realizzato da un grande nome del vino, l’esperienza consenta di trarre una valutazione sullo stato dell’arte del vino dealcolizzato. L’idea che ne ho ricevuto è che, sebbene la tecnologia della dealcolizzazione abbia fatto in tempi rapidi dei sorprendenti passi in avanti, soprattutto dal lato della persistenza aromatica, ci sia ancora molta strada da percorrere per arrivare a produrre dei vini dealcolizzati in grado di affiancarsi in maniera del tutto convincente alla produzione vinicola tradizionale, come accade invece nel caso di alcune birre analcoliche (e perfino per certe simulazioni del gin), che hanno raggiunto degli standard organolettici davvero significativi. La domanda è se il vino, per le proprie caratteristiche intrinseche, possa mai trovare un alter ego dealcolizzato che sia convincente nel medesimo modo in cui certe birre analcoliche lo sono nei confronti di quelle alcoliche. Sinceramente, resto abbastanza scettico in proposito.

Entalkoholisiert Rieslingwein Riesling Alcohol-Free Dr. Lo, Gebrüder Loosen