Qualche tempo fa mi era capitato di bere con soddisfazione un vino che si chiama Nocchino, prodotto dal Podere Ema a Grassina, frazione di Bagno a Ripoli, nei pressi di Firenze, con uve di sangiovese, colorino e foglia tonda. Mi aveva colpito, quel vino rosso, perché metteva insieme, come piace a me, la luminosità del colore e del sorso con un’indole piuttosto terragna, e mi ero ripromesso di approfondire la conoscenza dell’azienda e degli altri suoi vini. I mesi, tuttavia, passavano e, per colpa di una certa mia pigrizia o a motivo dei molti impegni che si sovrapponevano, l’occasione non mi si presentava mai, tanto che ormai dubitavo di portare a compimento il proposito. Invece, prima dell’estate, mi ha contattato Sara Cintelli, che possiede il tipico e disincantato talento dei toscani nel parlare e nello scrivere di vino, proponendomi di fare una presentazione dei miei “Esercizi spirituali per bevitori di vino” proprio al Podere Ema. Ho accettato immediatamente, avendo l’opportunità di unire l’utile (conoscere l’azienda e le vigne) col dilettevole (chiacchierare di vita e di vino, cosa che adoro fare).
Nel percorrere, adagio, la stradicciola sterrata che scende, contornata da sbuffi di ginestra, tra le vigne fino alla cantina, ho messo la macchina di lato e sono sceso, appena diradata la polvere che avevo sollevato, per godermi la luce e il silenzio che dominavano il declivio, lungo la vallata. La luce, ripeto, perché era quella che avevo già trovato nel vino. Il silenzio, perché inatteso.
In cantina ho incontrato Enrico Calvelli, che fondò il Podere Ema nel 2001 con l’idea, che all’epoca sembrava commercialmente un po’ eretica, di inseguire il senso terroir tramite percorsi vinicoli non omologati alle tendenze in atto, la qual cosa è la matrice stessa dell’idea di terroir che ho in testa, ossia la rappresentazione del luogo attraverso la fierezza dell’appartenervi, di là dai dogmi enologici e dalle convenzioni mercantili. Due le conseguenze principali di questa scelta: la prima fu quella di coltivare solo uve locali, lasciando perdere le varietà internazionali, l’altra fu la rinuncia alla concentrazione, che furoreggiava sul mercato. A distanza di più di vent’anni, quelle scelte così tanto tradizionaliste si dimostrano del tutto moderne.
È chiaro che in cantina ho voluto riprovare il Nocchino nell’annata più recente in commercio, ossia la 2018. Ebbene, mi ha ulteriormente convinto per la sua serietà affascinante. Ha colore terso e sa di terra scura, di frutto rosso, di rabarbaro e di foglie di bosso, quel cespuglietto che ci si fanno le siepi nei giardini toscani. Ha poi quel tratto fumé che rammenta la caligine del camino acceso, d’inverno, nella case contadine. Il tannino si fa sentire, ma non frena la succosità del frutto rosso, che scorre, pulsante, come sangue nelle vene. L’alcol, sebbene al 14,5%, non l’ho nemmeno avvertito, eppure fuori l’aria sembrava quella di un forno, alla faccia di chi si ostina a pensare che i rossi non si possano bere quando fa caldo. Il vino buono è buono a prescindere dal clima che fa. (Per chi apprezza i dettagli tecnici, aggiungo che il sangiovese affina nel legno, il foglia tonda in anfora di terracotta e il colorino in acciaio. Il primo conta per il sessanta per cento, le altre due varietà per il venti ciascuna.)
Mi è piaciuto per la sua indomita dinamicità anche il Fogliatonda 2020, fatto solo con la varietà del foglia tonda, che qui ha trovato il suo luogo elettivo. Sa intensamente, questo rosso, di erbe officinali, e soprattutto di rosmarino appena spiccato dall’arbusto. C’è il frutto della mora di rovo e quello della ciliegia visciola. Il tannino è quasi rude e grida che il vino è giovanissimo.
Ma la sorpresa me l’ha data il Chianti Superiore del 2021. Il Chianti, purtroppo, non è proprio che faccia furore sul mercato, tanto che spesso se ne trovano bottiglie a due soldi nella grande distribuzione. Storia diversa, insomma, rispetto a quella dei cugini del Chianti Classico. Però quello del Podere Ema ha uno scatto d’orgoglio ed è in tutto l’immagine di quei rossi luminosi e terragni di cui parlavo a inizio d’articolo, e ha una beva di quelle inarrestabili. Insomma, una scoperta. Di quelle molto belle.
Toscana Nocchino 2018 Podere Ema
(93/100)
Toscana Fogliatonda 2020 Podere Ema
(90/100)
Chianti Superiore 2012 Podere Ema
(91/100)


