Di sale, maquis e fumo: la Corsica del cibo e del vino

teddi_500

Metti una coppia di amici, Virna e Francesco, che vanno in vacanza in Corsica e una volta arrivati sull’isola, acquistano la guida Hachette e vanno a visitare cantine, negozi di gastronomia ed enoteche, tornando con vini, salumi e formaggi. È andata a finire che mi hanno invitato a casa loro per assaggiare tutto quel bendidìo ed è stata una cena molto interessante, perché credo di aver capito un po’ meglio lo spirito corso. Dovessi riassumere tutto in tre parole, direi: sale, maquis e fumo. Infatti, vini e cibi condividevano, quale più, quale meno, queste tre caratteristiche: erano molto salati, sapevano della macchia mediterranea che c’è là, col mirto in primo piano, e avevano spesso un che di affumicato. Ora, non mi metto a commentare i formaggi, pressoché solo di capra, e i salumi, pur sottolineando che ho mangiato, fra gli altri, un considerevole prosciutto crudo e una profumatissima caciottella fresca avvolta nelle essenze vegetali del maquis. Voglio invece soffermarmi su alcuni vini, non prima, però, di avere ricordato che la produzione di vino della Corsica è dominata dai rosé, che rappresentano il 67% del totale, seguiti dai vini rossi con il 17-18% e dai vini bianchi con il 15-16%. Anzi, i rosé si vendono talmente bene, in particolare i migliori, che i miei amici hanno fatto fatica a trovarne, adesso che la stagione estiva è finita. Quanto alle uve, la più diffusa è il niellucciu, dominante nell’aoc Patrimonio, a nord, e imparentato col nostro sangiovese. Segue lo sciaccarellu, rosso anch’esso, diffuso soprattutto nell’aoc Ajaccio, sulla costa occidentale. Poi c’è il vermentinu, bianco.

I cinque vini che mi hanno maggiormente colpito li recensisco qui di seguito. L’ordine è quello del mio personalissimo e soggettivo gradimento.

Patrimonio Blanc Grande Cuvée 2025 Clos Teddi. Il miglior vino della serata, ed è effettivamente un vino molto buono, un bianco d’impronta austera, di quelli che ho l’abitudine di definire “classici”, perché stanno al di sopra delle mode. Grasso nel frutto, ma anche dinamico per via del sale – soprattutto del sale -, e della freschezza. Ha profumi compositi e netti di macchia mediterranea. In bocca, la piccantezza dello zenzero. Tutto vermentinu, affinato nel tonneau. (94/100)

Patrimonio Rouge Felice 2022 Domaine Orenga de Gaffory. Un rosso fatto solo col niellucciu. Tannino fermo, folate di mirto, frutto succoso, ricordi di fico maturo, sale. Vino di mare e di sostanza, nonché di esemplare mano enologica e di gran precisione, ma anche di buona beva e di assoluta abbinabilità. Difficile che possa non piacere, e infatti mi è piaciuto, ed è piaciuto a chi stava a tavola con me. (92/100)

Corse Sartene Rouge Alfieri Polidori 2024 Domaine San Micheli. Qui è necessario tirar fuori quell’aggettivo, “minerale”, che a qualcuno non piace, ma come farei, senza questo, a descrivere la miscela di sentori che ricordano il ferro, la punta della matita, la pietra bagnata dal ruscello, i muri anneriti dal fumo? C’erano tutti, e c’era molto sale. Di seguito, la macchia mediterranea, la scorza dell’arancia amara, la mandorla. E insieme slancio e beva. Sciaccarellu all’ottanta per cento e il saldo di niellucciu. (91/100)

Corse Porto Vecchio Sciaccarellu 2022 Domaine de Granajolo. Non è la prima volta che bevo i vini di questo produttore, che la Hachette ha insignito del titolo di vignaiolo dell’anno per la Corsica. In effetti, i suoi vini sono sempre centrati e territoriali. Questo rosso di solo sciaccarellu conferma le tre caratteristiche che dicevo in apertura. Dovessi scegliere un vino didattico per parlare dell’isola direi che la scelta cadrebbe qui. Ferroso, ematico, denso di profumi di maquis, è a tratti affumicato (ricorda in qualche modo lo speck). Ha il fico, l’inchiostro di china, il tamarindo, le foglie secche. (90/100)

Patrimonio Rosé Perla di Rosa 2025 Domaine Novella. Ci credo che un rosé così risulti irresistibile d’estate. Secco, marino e snello, vagamente fumée, ha una lievissima aromaticità e una traccia succosa di albicocca. Si beve con piacere. Tre quarti di niellucciu, il resto sciaccarellu. (89/100)