Zampe e testa di gallina

testa e zampe

Zampe e testa di gallina sono nel piatto, appena tirati fuori dal brodo. Se ricordo bene, sono passati alcuni anni dall’ultima volta che ho mangiato una prelibatezza simile. È una pietanza delle mie domeniche da bambina, è il mio cibo del cuore, quello che mi fa venire l’acquolina soltanto a pensarci. Alcuni naviganti del web lo definiscono comfort food ma con caparbietà continuo a preferire l’italiano: è il cibo che rincuora. Nella memoria è ben presente e vivo il profumo che dalla cucina arrivava al portone d’ingresso della palazzina dove abitava la zia Margherita, la mia vice mamma. Una donna forte che non lasciava trasparire sentimenti e non si concedeva a smancerie con nessuno eccetto me. Io potevo saltarle al collo e rubare dalle pentole, mangiare con le mani e ciucciarmi le dita, quando eravamo sole in cucina. Poi tornavamo a sederci in sala da pranzo, ci scambiavamo l’occhiolino e tornavamo a recitare il più rigido dei bon ton. Zampe e testa di gallina sono nel piatto ed io sono commossa.


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