Perché Prosecco e Champagne sono alleati virtuali

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Sorrido quando leggo qui e là che c’è chi pretende di paragonare il Franciacorta allo Champagne, il Trento allo Champagne, perfino l’Oltrepò Pavese allo Champagne. Penso ai numeri e scrollo la testa, perché non si possono paragonare i numeri e i fatturati del Franciacorta, del Trento o dell’Oltrepò a quelli dello Champagne. Con tutto il rispetto per le bolle classiche nostrane, è come paragonare un gattino a una tigre: sempre di felini si tratta, e il gattino può anche essere coccoloso fin che si vuole, ma una tigre è una tigre, è un’altra cosa.

Semmai, se si volessero confrontare due colossi bollicinosi, occorrerebbe parlare di Prosecco e di Champagne, anche se si tratta di metodologie diverse. Ma in questo caso fra i due giganti non c’è concorrenza alcuna. Anzi, l’uno è complementare all’altro e tutti e due beneficiano dell’altrui presenza sul mercato.

Lo dico e lo scrivo ormai da tempo: lo Champagne ha tutto da guadagnarci dal successo planetario del Prosecco e il Prosecco ha tutto da guadagnarci dalle politiche di riposizionamento che sta adottando lo Champagne a seguito dell’ondata prosecchista.

Vediamo perché.

Partiamo dal Prosecco.

Dal Sole 24 Ore apprendo che nel 2017 il Prosecco ha esportato 310 milioni di bottiglie per un valore di 885 milioni di euro.

Nello stesso hanno la Francia ha “spedito” all’estero 307 milioni di bottiglie di Champagne per un giro d’affari di 4,9 miliardi, un cifra record stando al Comité Champagne.

Grosso modo, Prosecco e Champagne esportano dunque lo stesso numero di bottiglie. Però il Prosecco cresce a doppia cifra e invece lo Champagne è sostanzialmente stabile. Eppure gli champagnisti hanno fatto un sacco di soldi in più rispetto all’anno prima. Come mai?

Semplice: i produttori di Champagne stanno abbandonando la fascia bassa del mercato, in progressiva conquista da parte del Prosecco, e si concentrano sulle fasce più alte, dove si spuntano prezzi maggiori. Con una certezza, quella che più si espande il successo mondiale del Prosecco, più è la gente che nel mondo si avvicina alle bollicine a denominazione di origine, e prima o poi questa moltitudine di bevitori, molto spesso totalmente nuovi per il settore, berrà uno Champagne.

Insomma, il Prosecco “apre” nuovi mercati in continuazione e lo Champagne non può che trarne beneficio.

Nel contempo, il Prosecco trae beneficio dall’essere considerato la bollicina “quotidiana” anche da parte di chi nelle “special occasion” beve Champagne. Perché vende un sacco in più e si porta addosso un po’ della reputazione che lo Champagne attribuisce a delle bollicine che siano “territoriali”. Non solo: il prezzo medio dello Champagne è così alto e lontano, che qualche ritocco di prezzo verso l’alto per il Prosecco non è impossibile, con calma e col tempo.

Quelli che se ne intendono parlerebbero di logica win-win, vinci tu e vinco anch’io. Altro che farsi la guerra.


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