Elogio dell’amicizia (e un’esperienza aptica)

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“Così il vino che incontro bevendo è una pelle, accarezzando la quale. dall’interno, le sostanze si mescolano…  in greco antico ‘apto’ significa tocco e l’aggettivo latino derivato ‘aptus’ rimanda a questa capacità tattile.
Nicola Perullo, Epistenologia – Il vino e la creatività del tatto

Confesso, ho passato qualche ora delle scorse feste natalizie a leggere un altro paio di volte il libro di cui sopra, cercando di capire meglio che cosa l’autore intenda per “gusto aptico”, riferendosi all’esperienza del vino. La consueta degustazione più o meno tecnica, sarebbe, secondo l’autore, pervasa da una percezione esclusivamente ottica, una visione che distanzia, classifica, controlla e afferra il vino come altro da sé, mentre al contrario “bere apticamente” non separerebbe la materia vino dal proprio essere, in un flusso e in un’esperienza.
Stavo chiedendomi quando e come potessi non solo comprendere meglio questa concezione filosofica del vino ma anche viverla (e mi pareva una cosa difficile). Quand’ecco, a feste passate, squilla il telefono e di lì a poco, una cara amica passa a trovarmi.
Il tempo di preparare un aperitivo veloce e di curiosare in cantina e siamo tutt’e due sedute a raccontarcela con un rosso francese nel bicchiere.
Veniamo tutte e due da esperienze nel mondo del vino e molte sono state condivise. Questo stare insieme, con il vino, un po’ ci manca ora che ciascuna ha preso strade diverse.
Sarà per questo che ho deciso di aprire un Rosso Chateau Simone? Un vino provenzale che ha l’etichetta con assonanze quasi bordolesi?
Non so. Fatto sta che con il frugale piattino di formaggi, quasi finiamo la bottiglia, senza preoccuparci di descrivere nulla, profumi, gusti, persistenze.
C’era una sorta di contatto non soltanto materiale con il vino, ma pure di pensieri e immagini nei nostri discorsi.
Mai prima d’ora un vino mi ha fatto vivere in modo così bello la consistenza e la durata di un’amicizia. L’ho toccata con mano, direbbe qualcuno. «Ecco l’esperienza aptica» avrebbe detto il Professor Perullo.
In pieno inverno m’è venuta voglia di Provenza e di precipitarmi tra i vecchi vigneti a gobelet della famiglia Rougier.


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