Dialogo sul tempo e sul rosé

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Dice: “I rosé sono buoni al massimo finché finisce l’estate”.

Dico: “L’estate è una stagione propizia, ma i rosé non hanno scadenza”.

Dice: “Non so che farmene di un rosé dell’anno prima”.

Dico: “Non sai che ti perdi a non goderti un rosé dell’anno prima”.

Ovvio che sto parlando dei rosé “veri”, quelli dei territori che hanno storie consistenti, quelli che non sono una scorciatoia commerciale di produttori che pensano a fare cassetta, a tirar su un po’ di soldi facili. Parlo dei rosé che non sono una mezza via tra il bianco e il rosso, che non sono una bibita alcolica da spiaggia. Parlo dei rosé che sono rosé, che sono pensati come rosé, che hanno il carattere del rosé, che hanno l’identità del rosé, che non si possono costringere negli schemi che destiniamo agli altri vini. Il rosé non è un bianco più scuro o un rosso più chiaro, un rosé è un rosé, e un rosé “serio” è un vino “serio”, che però non rinuncia anche all’imediatezza della beva. In ogni caso, se il tempo fa bene a un vino “serio”, il tempo fa bene anche a un rosé “serio”.

Ce ne sono, di questi rosé, in Francia, certo, e anche in Italia. Per esempio, adesso, solo adesso, a un anno e mezzo dalla vendemmia, tanti rosé “veri”, tanti rosé “seri” del 2016, francesi e italiani, stanno raggiungendo (ho scritto “stanno raggiungendo”, non “hanno raggiunto”) i loro picchi espressivi. Certo, erano piacevolissimi anche prima, anche l’anno passato, anche in spiaggia d’estate, ma adesso si sono fatti più complessi, più articolati, anche più eleganti. Sono diventati vini – come dire – da conversazione, oltre che da tavola. Danno il meglio di sé fuori dal ghiaccio, freschi di cantina.

È il caso di uno dei rosé che considero tra i migliori in assoluto. In assoluto, insisto. Il Bandol del Domaine Tempier, nella Provenza, in Francia.

Ho stappato ora il 2016 e – wow! – l’ho trovato d’un fascino irresistibile. Quella spezia, quel sale, quella freschezza citrina. L’inverno – il tempo – gli ha fatto benissimo, e sono convinto che non abbia ancora finito di dare il meglio di sé, e anzi.

Perché i rosé “seri” sono vini “seri” e questo è un vino “serio” che non disdegna anche l’immediatezza di beva.

Bandol 2016 Domaine Tempier
(96/100)

 


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