Stavolta non sono d’accordo con Slow Wine (quasi)

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Ecco, no, stavolta sono in disaccordo con Slow Wine. O meglio, gli do ragione, e sono in disaccordo semmai solo sul fatto che Slow Wine non si dia interamente ragione da sé. Siccome però queste due frasi messe così sono un po’ criptiche, mi sa che è meglio se spiego.
Orbene, è uscita l’edizione 2017 della guida ai vini italiani di Slow Food editore. Alla presentazione di Montecatini, Daniele Buttignol, che è il segretario generale di Slow Food Italia, ha detto che “Slow Wine è molto più di una guida, è un manifesto politico: porta con sé tutto il messaggio di Slow Food”. Bene, ne sono felice.
Poi, i curatori della guida, che sono Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, hanno ribadito quel che avevano già annunciato qualche settimana fa, ossia che i riconoscimenti più “identitari” della guida, ossia la chiocciola (che è il simbolo di Slow Food) e il “vino Slow”, non sono più attribuibili alle aziende che facciano uso del diserbo chimico.
Ecco, è qui che sono in disaccordo. Parziale. Perché da una guida come Slow Wine io mi aspetto che l’abbandono del diserbo chimico costituisca un pre-requisito per entrarci sulla guida. Insomma, il non adoperare i diserbanti a mio avviso – da lettore, da utilizzatore di una guida come quella di Slow Food, – mi aspetto che sia la normalità, non l’eccezione pur virtuosa. Anche perché condivido in toto quello che ha detto Giancarlo a Montecatini a proposito della valorizzazione delle aziende che rinunciano al diserbo: “I tempi sono maturi e le tecniche agricole lo consentono”.
Ecco, siccome le tecniche sostitutive del diserbo ormai sono facilmente accessibili e non hanno costi superiori al diserbo chimico, per l’edizione 2018 Slow Wine faccia (finalmente) il passo avanti definitivo e recensisca solo ed esclusivamente aziende che abbiano abbandonato il diserbo chimico. Il paesaggio italiano del vino ringrazierebbe, i bevitori parimenti sarebbero grati al team della chiocciola, e Slow Food, attraverso la sua guida, darebbe un grosso contributo al cambiamento di passo del mondo enoico italiano. Ne abbiamo bisogno, e il traguardo è lì a portata di mano. Slow Wine può aiutare a varcarlo, se vuole. Spero voglia.


1 comment

  1. Rino Polacco

    Ecco, hai detto bene, è un manifesto “politico”… condivido in pieno, ma avviene anche l’esatto contrario: nonostante noi come cantina siamo biologici certificati e biodiversity friend, mi è stato candidamente risposto che veniamo esclusi dall’inserimento in guida per “scelte editoriali”, in quanto produciamo Prosecco DOC ma non DOCG… Chapeau!
    Della serie: “il buono, giusto e pulito” a seconda delle convenienze… “politiche”.

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