Perché non vogliamo mettere i vini in lattina?

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Se c’è una cosa che non riesco a comprendere, ancora di più in questo momento di difficoltà del mercato del vino, è perché in Italia si prenda così poco in considerazione il confezionamento del vino in lattina. A parer mio, alcune tipologie di vino, soprattutto quelle in genere bevute in tempi piuttosto rapidi, avrebbero da guadagnarci con il confezionamento in lattina. Pensiamo, per esempio, al variegato mondo del vino rosa. Il consumo del vino rosa è molto stagionalizzato, ma non c’è verso di averlo in lattina, che è poi la confezione migliore per bere d’estate. Ecco, io per i rosati italiani, compresi quelli a denominazione di origine, vedrei molto bene il confezionamento in lattina. Purtroppo, le norme stantie che ci portiamo incomprensibilmente dietro non consentono di confezionare i vini doc in lattina, e mi domando perché aspettiamo ancora a adeguare ai tempi il decreto sui confezionamenti. Ma il vino in lattina non sfonda nemmeno quando si tratti di vini igt o di vini comuni, che pure non avrebbero grandi limitazioni. Si preferisce discutere all’infinito dei vini dealcolati, perché da noi il vino è ancora cocciutamente inteso in bottiglia di vetro da 0,75, chiusa col tappo di sughero. Mi pare che sia nascondere la polvere sotto al tappeto. È proprio una questione culturale, che non si riesce a smantellare. E intanto ci si lamenta del fatto che il vino va di meno, e che i giovani, soprattutto, non lo prendono molto in considerazione.

Dico questo dopo aver visto un annuncio sul profilo LinkedIn di Matthieu Perrin. Il nome Perrin nella Francia del vino è piuttosto noto. Sono i proprietari di Château de Beaucastel, celebre firma dello Châteauneuf-du-Pape. Hanno collaborato con Brad Pitt e Angelina Jolie alla creazione del progetto di Château Miraval, che è stato protagonista dell’esplosione del rosé provenzale negli Stati Uniti. Con Brad Pitt e con la maison Pierre Péters hanno lanciato sul mercato lo Champagne Fleur de Miraval. Nella Valle del Rodano, a Gigondas, gestiscono il Domaine du Clos des Tourelles. Con il brand Famille Perrin imbottigliano cru e selezioni parcellari del Rodano. Con il marchio La Vieille Ferme, inoltre, fanno degli affidabilissimi vini di “beva quotidiana”, un rosso, un rosé, un bianco, tutti e tre con la medesima etichetta, su cui sono disegnati un gallo e una gallina, confezionati sotto la menzione dei Vin de France, che i francesi non snobbano affatto, come facciamo invece noi italiani con la menzione Vino d’Italia. Ecco, Matthieu Perrin è contitolare di quest’impero (che non ho nemmeno descritto del tutto, perché ci sono altre proprietà, anche negli Stati Uniti) e sul suo profilo LinkedIn ha pubblicato l’immagine di un’altra novità della famiglia: il vino in lattina targato La Vieille Ferme, sempre col gallo e la gallina in evidenza, per confermare l’appartenenza al brand. “Keeping up with the times – ha scritto -. Adapting to the market. For all generations. For all occasions”. Rispondere ai tempi, adattarsi al mercato, rispondere a tutte le generazioni e a tutte le occasioni di consumo. Penso che non possa esserci una spiegazione migliore delle scelte dei Perrin. Poi, sono andato a vedere il profilo Instagram e quello Facebook della Vieille Ferme. Ci ho trovato la stessa foto del rosé in lattina usata su LinkedIn, però con questo testo: “When your pockets are basically a rosé emergency kit”. Secondo me, è geniale. Non vedo l’ora di procurarmi la lattina per provare il vino. Quello in bottiglia lo conosco e lo bevo da anni.

Noi no, noi fermi, ancorati a vetusti retaggi che si stanno sgretolando.