Passion Jura

vin_jaune_400

Un territorio accidentato che comprende sette aoc (le nostre doc) distribuite su poco più di duemila ettari. Due uve bianche: chardonnay e savagnin. Tre uve rosse: poulsard (l’ottanta per cento delle varietà rosse), trousseau e pinot noir. Stiamo parlando della regione Jura, nell’est della Francia, ma non molto lontana dalla Borgogna a ovest e dall’Alsazia a nord. Il vino più particolare è il celebre Vin Jaune, a base di savagnin, maturato in botti per sei anni e tre mesi sotto un velo di lieviti, apparentandosi così al fino di Jerez, dal quale si distingue per non prevedere il sistema a solera e criadera. Nel corso dei Grands Jours de Bourgogne il Comité Interprefessionnel des Vins du Jura ha organizzato una degustazione che ha visto la presenza di una trentina di produttori.

Vi racconto quali sono stati i Vin Jaune che ho trovato più interessanti, più qualche altra cosina di rilievo.

Domaine Rolet, Arbois Vin Jaune 2012. Una versione facile per quanto riguarda questa tipologia. Aromi pungenti e speziati, funghi. Grasso e morbido, una perfetta introduzione per chi non è abituato agli aspetti più viscerali e complicati del vin jaune. Al tempo stesso non ha la complessità dei migliori. (90/100)

Domaine Rolet, Arbois Trousseau 1986. Un produttore che ama portare vecchie annate come questa ’86, particolarmente autunnale fin dal colore, con aromi di liquore alle erbe quasi piccanti, spezie, sottobosco. Leggerissimo, quasi un soffio, etereo. (86/100)

Fruitière de Voiteur, Château-Chalon 2014. Si tratta di un vin jaune prodotto nella piccola aoc di 54 ettari denominata Château-Chalon. Per molti questo village produce i vini più fini e longevi dello Jura. Ed è proprio la finezza il tratto che distingue questo vino. Classici aromi di lieviti, funghi e noci. In bocca è vibrante e lungo, ma sempre elegante e distinto. Molto lungo. (92/100)

Domaine de la Pinte, Arbois Cuvée d’Automne. Come vedete non c’è una annata perché si tratta di un assemblaggio di vari millesimi. Una parte mi pare di aver capito è affinata in ossidazione, l’altra metà invece in modo classico. L’impressione è appunto quella di un vino che non si schiera perfettamente da nessuna parte, ma che ha comunque dei tratti interessanti. Aromi di erbe, anice, è molto fine e delicato. Forse merita qualche anno di cantina. (90/100)

Domaine de la Pinte, Arbois Pupillin Melon à queue rouge 2018. Si tratta di una vecchia varietà di chardonnay. Coltivazione in biodinamia come gli altri vini della cantina e fermentazione con lieviti indigeni. Ventidue mesi in legno. Vino cristallino, quasi fragile, con una beva piacevole. (89/100)

Michel Thibaut, Côtes du Jura Vin Jaune 2014. Un produttore che non conoscevo e il cui vino mi è piaciuto. Questo vin jaune è tra i più tipici, lievito, noce, curry e spezie dolci. Palato che ricorda la ricotta e i formaggi erborinati, uno stile elegante e continuo, bella materia e molto persistente. Tra i migliori. (93/100)

Domaine Dugois, Arbois Vin Jaune 2014. Nasce su un suolo di marne rosse. Al naso liquirizia, spezie, terra e funghi. Sentori di agrumi e fiori bianchi al palato, che accusa una certa rigidezza, forse dovuta a solfiti. Buona lunghezza. (88/100)

Domaine de Lahaye, Château-Chalon 2015. Suolo di marne blu per un vino pungente che manca un pochino di eleganza. Leggero e salino, termina su ricordi di funghi e noci. Si sente un grande terroir ma il vino potrebbe avere più personalità. (87/100)

Jean-Louis Tissot, Arbois Vin Jaune 2015. Il naso non è ancora espressivo, la finezza diventa quasi eccessiva. Il carattere invece si rivela alla beva, ottima dinamica, finale di fiori e spezie. Non il più complesso ma tra i più piacevoli e sicuramente con margini di miglioramento. (92/100)

André Bonnot, Côtes du Jura Vin Jaune 2015. Una materia semplice, concentrazione che potrebbe essere maggiore e un po’ corto nel finale. Per il resto è quello che ci si aspetta, con anche degli aspetti interessanti che vanno dallo speziato al salino, e un finale che lascia in ogni caso un bel ricordo. (86/100)