Dunque, i cento migliori vini italiani sono diventati 104, e stavolta non ci sarà Sting a cantare il suo messaggio in una bottiglia e a promuovere il suo vino fatto in Italia. Ciò detto, adesso che abbiamo la lista delle aziende selezionate da Wine Spectator per l’edizione 2017 di Opera Wine, la rassegna collaterale a Vinitaly allestita al palazzo della Gran Guardia di Verona, mi permetto di insistere nel domandare a chi e a cosa serve questa manifestazione sovrapposta alla fiera del vino veronese e brandizzata da Vinitaly e dalla rivista americana. Lo chiedevo già più di un anno fa, e l’interrogativo non mi si è risolto.
Il sito di Opera Wine spiega che “Veronafiere con Vinitaly, grazie alla preziosa collaborazione con la rivista ‘Wine Spectator’, presentano ‘OperaWine, Finest Italian Wines: 100 Great Producers’ evento esclusivo che offre agli operatori specializzati di tutto il mondo la possibilità di conoscere i 100 produttori italiani selezionati dalla prestigiosa pubblicazione americana, degustando i migliori vini all’interno del Palazzo della Gran Guardia”.
Ok, capito. Ma allora tutte le altre centinaia di aziende che in quegli stessi giorni affollano coi loro stand i padiglioni del Vinitaly – pagando fior di quattrini alla fiera – sono poco interessanti? E deve essere una rivista americana a dircelo? Sulla base di quali criteri?
Ecco, i criteri. Nel mentre quelli della Top 100 internazionale di Wine Spectator sono dichiarati, quelli adoperati per scegliere i cento italiani non si conoscono, o almeno io non li ho trovati da nessuna parte. Non mi pare carino. Anche perché le scelte non sono mica legate ai punteggi ottenuti dai vini nell’ultimo anno.
Riprendo poi quello che scrissi nella primavera dell’anno passato: se i produttori presenti ad Opera Wine sono, secondo Wine Spectator, le punte d’eccellenza dell’Italia del vino, perché così pochi tra di loro hanno figurato e figurano nella Top 100 mondiale? Mi pare una sorta di implicita ammissione di incapacità del vino italiano.
Non solo. Perché, pur avendolo (finalmente) cambiato, il Vinitaly continua a organizzare un proprio contest vinicolo, se ospita già la selezione di Wine Spectator? A quale delle due liste dobbiamo credere, quella del Vinitaly o quella di Wine Spectator?
Torno a formulare il mio (inutile) auspicio che la si metta in soffitta, quest’Opera Wine.
2 comments
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Beppe Giuliano
Angelo, Opera Wine “serve” esclusivamente a Wine Spectator che stacca una – corretta dal loro punto di vista – fattura pagata da VeronaFiere col ricco fee che le (altre) Cantine italiane versano x essere presenti al Vinitaly. Se è così una genialata com’è che Prowein e Vinexpo non hanno una loro OperaWine? Personalmente, la ritengo molto provinciale e offensiva per le migliaia di altre Cantine che non sono inserite e ogni giorno conquistano (senza WS) fior di mercati in giro per il mondo grazie a ottimi vini.
Angelo Peretti
Grazie per l’intervento, Beppe.