Della spensieratezza seria

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Mi autocito. Non si dovrebbe fare, però mi serve per spiegarmi. Nel mio libro “Esercizi spirituali per bevitori di vino” invito il lettore ad atteggiarsi, nell’approccio al vino, come i bambini quando giocano, che, se li osservi, sono serissimi, sebbene siano indubbiamente anche divertiti, e per gli adulti, al contempo, risultino divertenti. Si obietterà che è più facile a dirsi che a farsi, però mi ci hanno fatto ripensare i vini del Chianti Classico di un’azienda che – mea culpa – non conoscevo, Vecchie Terre di Montefili, che sono seri eppure al contempo spensierati, e soprattutto invitano alla gioia rilassata del sorso, cosa di cui c’è da esser molto grati, in questi tempi che sembrano voler solo mettere addosso tensione.

Leggo che a Montefili, sulle colline di Panzano in Chianti, le vigne vennero impiante negli anni Settanta dalla famiglia Acuti e che nel 2015 gli subentrarono gli investitori americani Nicola Marzovilla, Frank Bynum e Tom Peck Jr., che si affidarono per la gestione dei vigneti e della cantina all’enologa Serena Gusmeri; stanti i risultati che ho avuto nel bicchiere, direi che la scelta è stata piuttosto felice. Me ne hanno dato prova i due vini delle Vecchie Terre di Montefili che ho bevuto, ossia il Chianti Classico dell’annata 2021 e la Gran Selezione del 2019. In entrambe le bottiglie ho trovato la medesima festosa disponibilità. Cosicché, se in un Chianti Classico cercate l’impronta austera e terrosa, direi quasi autunnale e rugginosa, che assume talvolta il sangiovese, lasciate perdere, questi vini non fanno per voi; se invece siete fra quelli che preferiscono i colori brillanti di una primavera che esplode di luci e di colori e di profumi, allora siete nel posto giusto. Io capisco che possa affascinare anche l’autunno, ma sono soprattutto per la primavera.

Qui sotto dico dei vini, e francamente non saprei neppure, lì per lì, dare una preferenza tra di due. Dipende, magari, dall’occasione nella quale si bevono. Ribadisco soltanto che entrambi li riberrei assai volentieri, con calma e con moderazione (fanno comunque quattordici gradi di alcol), in una giornata serena nella quale io non abbia alcun impegno che mi assilla dalle pagine dell’agenda, se non quello di ritrovare la pace con me stesso e di star bene con le persone che ho accanto in quel momento. Adoro i vini che mi fanno stare così.

Chianti Classico 2021 Vecchie Terre di Montefili. Ha profumi avvolgenti di frutti rossi maturi e di fiori; di violetta, appena sbucata nel prato dopo l’ultimo freddo di febbraio. Ha, soprattutto, un’irruenza gioiosa. C’è la mela red delicious, asprigna e succosa, c’è il rabarbaro. L’alcol non lo avverti proprio, il tannino asseconda la giocosità dei profumi. Buonissimo, tutta piacevolezza. (93/100)

Chianti Classico Gran Selezione 2019 Vecchie Terre di Montefili. Di nuovo la croccantezza della mela rossa, spiccata dall’albero e mangiata con la buccia, che fa scrunch sotto ai denti e sprizza succhi saporiti. E c’è una freschezza che rende ancora più succoso il sorso. Perfino il tannino è sottile, integrato, e non vuole graffiare; piuttosto, ti coccola. Un vino di gran vitalità, serio, ma per nulla serioso. Mi piacerebbe poterlo risentire di qui a un paio d’anni. (94/100)