Il futuro della viticoltura sarà l’agroforestazione?

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Di recente ho scritto che la prima vera esigenza di chi voglia seguire la via della sostenibilità viticola è l’ampliamento delle biodiversità presenti nel vigneto. Probabilmente non basta neppure questo. Forse è il momento di incominciare a riflettere seriamente sul tema dell’agroforestazione e sulla sua applicazione.

L’agroforestazione è una tecnica che mira a costruire dei sistemi di coltivazione promiscua che associno alla varietà agricola principale altre essenze arboree o botaniche. Nulla di nuovo, in fondo, se penso che nei vigneti che coltivavano a pergola i miei nonni materni, mezzadri a Bardolino, c’erano i ciliegi, i peri e qualche altra pianta da frutto. Eppure gli alberi sono spariti quasi tutti e quasi ovunque dai vigneti, soprattutto a fronte delle lavorazioni meccaniche. Non si lavora bene con le macchine se in mezzo alle vigne ci sono gli alberi. Inoltre, l’ombra delle chiome frondose è stata vista come un disturbo negli anni della ricerca esasperata della concentrazione dell’uva. Solo che oggi le cose sono cambiate e stanno ulteriormente modificandosi. Il clima è impazzito, le gelate si alternano ai mesi di gran caldo, ormai spesso oltre ogni limite conosciuto. Così si sta pensando che gli alberi possono far comodo. Per dare frescura quando fa caldo e per proteggere la vigna dalle gelate primaverili. In più, portano con sé uccelli, rettili, insetti. Che si rivelano utili alla riduzione dei rischi di infestazione delle vigne. Inoltre aumentano la vitalità del suolo. Non sembrano più nemici, gli alberi, ma alleati.

Dell’agroforestazione si è occupata di recente La Revue du Vin de France con un’indagine di Julie Reux, che mette in evidenza come in terra francese ci sia chi la faccenda la stia prendendo molto sul serio, con un atteggiamento perfino radicale. “L’agroecologia è il prossimo livello del bio. È la prossima tappa” le ha confidato, ad esempio, il vignaiolo alsaziano Gilles Thomas. “Questa visione radicale o sperimentale dell’agroforestazione – scrive Julie Reux – è lungi dall’essere il modello più seguito. Ma anche se sembra un atto modesto, oggigiorno il semplice impianto di un albero sembra marcare una volontà di cambiamento”. E questa volontà non è presente solo tra i vigneron più estremi, ma sta incominciando a coinvolgere in maniera consistente anche le grandi maison. Prendete Ruinart, la celebre casa di Champagne. Il suo presidente, Frédéric Dufour, ha annunciato l’impegno a piantare qualcosa come quattordicimila alberi e arbusti nel prossimo biennio a margine dei vigneti di una parcella aziendale di quaranta ettari. D’accordo, quattordicimila alberi e arbusti su quaranta ettari di vigna non sono niente di colossale, però è comunque un gesto che lascia il segno. Un buon inizio.


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5 comments

  1. Giuliano Rispondi

    Grazie per questa tua riflessione.
    Da viticoltore sono d’accordo con te e l’importanza per la biodiversità della presenza di alberi nei vigneti, ma non servirebbe piantare piante tra le pergole basterebbe piantare alberi di alto fusto nelle zone marginali magari incolte, basterebbe anche non mondare a zero gli argini dei fiumi o dei fossi ma lasciare una fascia dove la fauna possa mimetizzarsi e vivere, dare un premio a chi sacrifica un pezzetto di terra per coltivare la biodiversità, il vantaggio ricadrebbe su tutti. Il problema più grande è sempre e solo farlo capire a chi dirige…

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie a te, Giuliano. Credo che tu abbia dato indicazioni semplici ed attuabili. Si può cominciare da lì.

  2. MAURIZIO GILY Rispondi

    Ci sarebbe molto da dire su questo argomento. Hai fatto bene a parlarne.

  3. arturo vettori Rispondi

    Buongiorno dott. Peretti.
    Nel mio piccolo sono anni che lavoro in questa direzione, addirittura anziché piantare degli alberi nuovi, cerco di non eliminare i preesistenti anche se sotto un albero grande di solito non si produce nulla per troppa ombra. Non credo sia un problema avere qualche vite che produce meno…

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Bellissima testimonianza. Grazie!