Quando disegnai il vino in scatola

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Mi è capito di recente di tornare più volte sul tema dei bag in box, che considero una soluzione praticissima e anche ecologica per il confezionamento del vino da bere in tempi relativamente brevi. E non importa che sia un vino “quotidiano”, ché ormai si fanno bag in box anche di cose “importanti”. L’unica eccezione è che queste confezioni si acquistano quando si pensa di aprirle e berle in pochi mesi, per esempio in occasione di una cena per vari commensali. Del resto, negli Stati Uniti, in Scandinavia, nella stessa Francia il vino in scatola sta incontrando sempre più successo, proprio per i motivi che dicevo sopra.

L’interesse per il bag in box non è tuttavia, per me, acquisizione recente. Anzi, posso dire di essere stato, nella breve storia del bag in box italiano, in qualche modo, in piccolissima parte, un precursore, un apripista. Perché una manciata di anni fa ne disegnai un paio anch’io. Erano quelli per il Bardolino e il Custoza della Cantina Castelnuovo del Garda.

Devo ammettere che fu una sfida piuttosto complessa. Disegnare un bax in box è molto più difficile che disegnare un’etichetta. Si deve infatti tener conto della tridimensionalità.

Comunque, sì, al bag in box ci credo da parecchio tempo, e questa ne è la riprova. Ora aspetto solo che tanti vignaioli ci si buttino, in quest’impresa. Coraggio, sarà questo l’inizio della vera rivoluzione del vino italiano.

 


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