Compagno di vita

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Ci sono momenti in cui l’unica cosa che posso e devo fare è respirare.
Nient’altro.
Mi fermo, lascio andare ogni fibra del mio corpo e ascolto il mio respiro fluire, mi faccio cullare dal suo ritmo e sto.
Lui è quell’abbraccio che mi placa e mi consola, la tenerezza che so di potermi concedere in qualsiasi istante.
Un compagno di vita, il riflesso invisibile della scintilla che mi alimenta.
È il primo atto che ho imparato a compiere quando sono venuta al mondo, ma è diventato così scontato e meccanico che spesso mi dimentico di dargli attenzione.
Me ne ricordo solo quando s’inceppa, perché un rafreddare  o una paura lo mandano in tilt. Ma appena tutto torna a regime, via con l’assetto automatico e stop all’attenzione, almeno fino all’emergenza successiva.
Vorrei che anche i degustatori seriali che mi stanno vicino, dagli olfatti sensibili e affinati, si ricordassero che il naso ci è stato donato prima di tutto per respirare, e poi per cogliere pregi o difetti.
Non si ferma l’aria sulla soglia, appena quanto basta per giudicare un vino o un gin, si fa entrare in casa.
Magari, accomodata in salotto accanto a noi, ci aiuterà a mettere a fuoco i pensieri e i giudizi, o semplicemente a godere più rilassati di ciò che abbiamo nel bicchiere.


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