Arrivano, arrivano i bag in box d’autore italiani

bag_tavijn_400

Oh, finalmente! La rivoluzione del vino in scatola arriva anche in Italia.

Piano. Cominciamo dall’antefatto. Ricordavo qualche giorno da quel che ha scritto James Laube in un editoriale per Wine Spectator: “La stessa gente che era scettica riguardo al tappo a vite deriderà i vini in bag in box. Alla prova dei fatti, si sbagliavano riguardo ai tappi a vite e potrebbero sbagliarsi di nuovo riguardo ai bag in box”. Poco tempo prima avevo scritto dell’esperienza francese di BiBoVino che mette in bag in box vini di zone famosissime e a prezzi per nulla popolari. Insomma, sottolineavo che in Francia come in America il bag in box sta diventando una realtà apprezzata anche dai cosiddetti wine lover, che trovano questa soluzione pratica e anche ecologica.

In Italia sin qui il bag in box – il poco che se ne fa per il mercato domestico, perché la maggior parte va all’estero, in Scandinavia soprattutto – è stato utilizzato quasi solo per vini ordinari confezionati dall’industria o dalle grande cooperative. Ma ora ecco che su Instagram vedo che è uscito anche un bag in box “d’autore”. Dico “d’autore” perché sono notissimi nel mondo del vino sia il produttore che l’autore dei disegni che abbelliscono la scatola.

L’azienda è la Cascina Tavijn di Nadia Verrua, che considero una delle stelle del movimento “naturale” italiano. Il design è di Gianluca Cannizzo, ossia www.mypostersucks.it, che firma anche il catalogo e i celebri poster di Les Caves de Pyrene.

Era ora! E adesso avanti, vigneron italiani, avanti con il bag in box e anche col tappo a vite. Sdoganate, sdoganiamo il vino dagli inutili retaggi della ritualità da cavatappi. Fateci riappropriare del piacere di bere. Senza formalismi. La rivoluzione incomincia anche da una scatola.

 


Scrivi un commento

1 comment

  1. Maurizio Gily Rispondi

    Ieri ho chiesto al direttore della Cantina di Soave dove vendono loro i bib, mi ha risposto che la Scandinavia è il primo consumatore, in Norvegia oramai rappresentano il 60% del mercato del vino, qualcosa in UK, in USA c’è stata una fiammata che si è spenta. In Italia invece sono quisquilie. Per la mia esperienza in Italia si vendono ai punti vendita delle cantine, ma è praticamente l’unico circuito che esiste. Penso però che la vendita online possa aprire prospettive interessanti per via del grosso risparmio su magazzino e trasporto rispetto alle bottiglie: l’importante è quello che ci si mette dentro.