La rivoluzione dei bag-in-box di grandi vini

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Questa qui è una rivoluzione. Magari piccola, ma è una vera rivoluzione, almeno potenziale. Avete mai sentito parlare di BiBoViNo? È un’azienda francese. Si autodefinisce “la première marque exclusivement dédiée à la vente de vins haut de gamme conditionnés en Bag-in-Box”. Anche se non masticate il francese credo abbiate capito, vende vini di alta gamma confezionati esclusivamente nei bag-in-box. Non in bottiglia.

Attenzione, torno a sottolinearlo, sono vini di una certa importanza, non vinelli, venduti oltretutto a prezzi tutt’altro che popolari. Per di più scelti fra vignaioli tavolta di notevole fama e “les plus proches possible du naturel”, i più prossimi possibili al vino naturale.

Per capirci meglio, faccio un esempio. Il bag-in-box da due litri del Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits 2016, venduto a 45 euro (sottolineo, 45 euro per un cartone da due litri!) contiene il vino di Emmanuel Giboulot, vigneron biodinamico, capofila nella lotta contro l’uso dei pesticidi nella viticoltura francese, sanzionato per aver disatteso l’ordine della prefettura di usare la chimica per combattere la cicalina, un simbolo del “naturale” a tutti i costi, capace di mobilitare decine di altri vignaioli.

Altro esempio. Costa 45 euro anche il bag-in-box da due litri del Saint-Amour 2015 di Jean-Paul Brun. Saint-Amour è una delle appellation del Beaujolais, quella più a nord. Più a sud possiede il domaine Terres Dorées, una delle icone del Beaujolais, e lui è uno dei fautori dell’utilizzo di soli lieviti indigeni.

Ma c’è anche qualcosa di più esclusivo. Parlo dei bag-in-box da due litri del Côte-Rôtie e del Condrieu di Christophe Pichon. Il prezzo? Fanno 108 euro il primo e 100 il secondo. Capisco l’incredulità, ma è proprio così. Entrambi sono andati bruciati in un lampo.

Credo di avere reso l’idea.

Il tutto nasce da un’intuizione di Bruno Quenioux, celebre enotecaro parigino, il patron di BiBoViNo. Ma non è mica un progetto minimale. L’obiettivo è di arrivare a una rete di quaranta negozi in franchising nel 2017. Mica scherzi.

Ve l’ho detto che può essere una rivoluzione.

In Italia? Ah, no, noi in Italia facciamo gli schizzinosi, solo vetro e tappo in sughero. Giammai innovare.


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