Una volta cucinava lui per me. Ero sua ospite e trovavo già tutto pronto. Un giorno, però, ha usato il pangrattato per addensare un sugo di pesce e l’ho lanciato fuori dalla cucina. Lui eh, non il sugo, ché la fame è fame e gli spaghetti li ho mangiati comunque. Ridiamo sempre un sacco di questo aneddoto, che non è l’unico! La prima volta a casa sua mi ha offerto un Prosecco di dubbia provenienza in un flûte – se c’è un bicchiere che non sopporto, è proprio quello – ma non gli ho detto niente perché era così gentile da non meritare il mio disappunto. Quando ho iniziato a trascorrere i fine settimana a casa sua, ho portato il vino e sostituito i bicchieri. Una sera mi disse che il rosé non gli piaceva. Dopo aver condiviso un po’ di bottiglie di Chiaretto, si è ricreduto. La sola cosa che ancora non tollera è l’aceto, quello di vino bono che il mio babbo fa in casa. È orfano di madre, leggo sull’etichetta, ed è forte, fortissimo, come piace a me. Lui non riesce a sopportare neanche l’odore. Allora, quando sono sola a pranzo, ne approfitto per usarlo come condimento ma non solo! Mi piace anche sul pane, con un pizzico di sale e un filo d’olio extravergine di oliva, anche due. Poi sorrido, felice come una bambina delle mie folli trasgressioni.


