Il post Brexit si avverte già a Bordeaux

decanter_brexit_240

Eccoci qua, come volevasi dimostrare il post Brexit ha già incominciato a influire sul mercato del vino. È persino ovvio, visto che Londra è forse la capitale mondiale del commercio vinicolo. La sterlina è debole, e dunque si compra meno, molto meno.
In particolare, c’è stato un brusco rallentamento per le contrattazione “en primeur” dell’annata 2015 dei vini di Bordeaux. Lo riferisce Decanter riportando la dichiarazione di Justin Gibbs della Liv-ex, la piattaforma londinese che costituisce una sorta di borsa delle contrattazioni mondiali del vino. Dice che quanto successo “probabilmente mette fine alla campagna en primeur, anche se sospetto che sarebbe comunque accaduto. Dal punto di vista della sterlina, i vini sono già diventati troppo costosi”.
Potrebbe per converso approfittarne chi compra in dollari. Tant’è che, come riferisce Decanter, pare si sia già registrato un certo fermento da parte dei compratori americani e di quelli di Hong Kong. Gli operatori di entrambi questi mercati potrebbero trovare degli accordi con i mercanti britannici nelle prossime settimana, se la sterlina rimanesse debole. Rilevando dai colleghi inglesi stock di vini o di diritto d’acquisto, comunque a prezzi che, pur non “in saldo”, potrebbero risultare parecchio vantaggiosi per via dell’effetto valutario.
Come ha annotato Gibbs, chi compra in dollari potrebbe sfruttare il nuovo contesto “come un’opportunità per accumulare vini”. Aggiungendo peraltro che è possibile che il mercato resti abbastanza piatto “finché la polvere non si sarà depositata”.
Già, il polverone Brexit si sta facendo sentire. Anche nel mondo del vino. E se il mercato internazionale rallentasse ancora, dopo la partenza asfittica dei primi mesi dell’anno, sarebbero guai seri anche per il vino italiano.