I vini della collina di Corton, parte prima

corton1_400

La collina di Corton è uno dei luoghi più magici della Borgogna. Basta andarci una volta per capire che vini nascono da queste parti.

Durante i Grands Jours de Bourgogne ho avuto la fortuna di assaggiare numerosi vini dei due Grand Cru che vi vengono prodotti: i bianchi di Corton-Charlemagne e i rossi di Corton, con l’aggiunta di qualche raro Corton bianco. Il tutto articolato su due millesimi, il 2014 e il 2016. Siccome i vini sono parecchi, spezzerò l’illustrazione in tre interventi separati. Il primo è questo, dedicato alla zona.

Come sempre in Borgogna, le cose non sono così semplici. Una collina, due Cru. In verità le sfumature sono numerose: orientamento del vigneto, microclima, differenze geologiche, variazioni tra le vigne più alte e quelle più in basso della collina. Per queste ragioni è stato deciso di individuare alcuni lieux-dit all’interno dei Grand Cru, che possono o meno venire indicati in etichetta. Ve lo avevo detto che le cose poi si complicano?

Nel medioevo la collina si chiamava Cor’thon, la proprietà passo poi a Carlo Magno, Charlemagne, da cui il nome.

Nel tempo il vino rosso qui prodotto è stato considerato come il più grande della Borgogna insieme allo Chambertin. Il bianco aveva la reputazione di essere quello più potente. Tutto questo secoli prima della Romanée-Conti e del Montrachet.

Il Corton è un vino estremamente longevo, tannico e duro nella sua gioventù, periodo nel quale potrebbe sembrare rustico e muscoloso. Servono almeno venti o venticinque anni per calmare le sue esuberanze giovanili. Alcune bottiglie centenarie sono in piena forma.

I suoli sono argillo-calcarei di colore bruno, con strati di minerali ferrosi e di fossili, condizioni perfette per il pinot nero. La parte che guarda levante è quella più qualitativa, le vigne più in alto hanno pendenze maggiori e poi via via che si scende i terreni si fanno più dolci. Il Grand Cru Corton-Carlemagne vede soprattutto i versanti sud, sud-est e sud-ovest. Le vigne coprono la parte mediana e alta, fino al punto nel quale cominciano a spuntare i pini. I suoli sono calcarei, di colore chiaro e con presenza di sassi.

I bianchi hanno la forza tannica di un rosso e sviluppano aromi complessi e originali. Fatto interessante, si possono trovare vigne di pinot blanc, liébaut e beurot, oltre allo chardonnay e all’aligoté. Si tratta di vecchie pratiche che si sono volute conservare e che contribuiscono all’originalità dei vini.

Qualcuno suggerisce che la tendenza di produrre vini sul filo della tensione, più acidi, abbia livellato la qualità verso il basso. Non è detto infatti che la mancanza di acidità sia sempre sinonimo di scarsa longevità. Alla lunga però il terroir sembra avere il sopravvento.


Scrivi un commento