Basta un poco di zucchero, che male c’è?

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Da qualche po’ di tempo a questa parte c’è chi sostiene che per essere buono il vino deve essere secco. Però non c’è mica niente di sbagliato nel fatto che il vino sia un po’ dolce. Dipende. Dipende dall’equilibrio, intendo. Se l’acidità o il tannino o altri fattori tengono in equilibrio la dolcezza, perché mai un vino che abbia un po’ di zucchero, o che ne abbia addirittura anche tanto, non dovrebbe essere buono e magari anche spettacolare? Io per esempio adoro i Riesling Auslese della Mosella, e quelli di zuccheri ne hanno un bel po’, ma hanno anche un’acidità notevole, e le due caratteristiche insieme si bilanciano.

Il fatto è che il dibattito sui vini coi residui sta prendendo piede di là dell’Oceano. Il dolce agli americani piace – tant’è che si dice che abbiano lo sweet tooth, il dente dolce – ma da quelle parti c’è un sacco di gente convinta che il grande vino sia solo quello secco. Al punto che Dave McIntyre, columnist del The Washington Post, scrive un pezzo che titola così: “There’s nothing wrong with being a little sweet on wine“, non c’è niente di sbagliato nel fatto che il vino sia un po’ dolce, che è la frase che riportavo all’inizio insomma.

“Riguardo al vino, c’è un’idea popolare infondata sul fatto che secco sia meglio di dolce”. Tutto perché, ipotizza McIntyre, si è diffusa l’idea che il vino è un prodotto europeo e che il vino europeo è sofisticato e amaro. Una cosa che contrasta con la propensione al dolce tipicamente americana. “Amiamo le bibite zuccherose – scrive -, il tè dolce, il pollo in agrodolce, le salse barbecue dolci e dense, i biscotti e le torte e altro ancora. E i vini dichiaratamente dolci sono popolari anch’essi, dovendo giudicare dai numeri delle vendite. Però c’è tuttora la percezione che i vini dolci non siano sofisticati e che siano in qualche modo inferiori rispetto a quelli secchi. Non lo sono. Sono solo diversi”.

Certo, sono d’accordo. Il vino non si giudica da un solo elemento, bensì, lo dicevo, dall’equilibrio tra le sue componenti. Ci sono vini secchi buoni e ce ne sono di cattivi. Ci sono vini dolci buoni e ce ne sono di cattivi. Insomma, ci sono vini buoni e vini cattivi. Tutto qui.


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1 comment

  1. Nic Marsél Rispondi

    Nessun male certo. Ma parliamo di zuccheri residui o di zuccheri aggiunti? Gli zuccheri residui sono difficili da gestire in vinificazione. D’altra parte il dolce permette di “agganciare” il consumatore medio. Ecco così che molti rosè (ad esempio) sono prodotti con fermentazione che porta “a secco” il vino, salvo poi effettuare un bel dosaggio all’imbottigliamento (sul prodotto sterile) della grammatura voluta per ammorbidire secondo necessità o stile della casa (leggi – preferenza del mercato). Ti torna? A me questa cosa (probabilmente non consentita dalle doc), di principio, fa orrore.