Kerin O’Keefe, che segue l’Italia per conto del magazine americano Wine Enthusiast, non prende mica tanti giri di parole per esprimere la sua opinione sull’ipotetica nascita della doc del Piemonte Nebbiolo: secondo lei, è “la peggiore proposta che abbia sentito in questi anni”. Più chiaro di così non si può.
Del resto, anche il titolo dell’articolo che ha scritto per Wine Enthusiast è piuttosto esplicito: “Why You Should Be Worried About Piemonte Nebbiolo“, perché dovreste essere preoccupati per il Piemonte Nebbiolo.
“Se amate il Barolo, il Barbaresco e gli altri vini a base di nebbiolo – scrive Kerin -, preparatevi alla peggiore proposta che abbia sentito in questi anni, una proposta che potrebbe avere un impatto sulla reputazione di alcuni dei vini più apprezzati d’Italia”.
La wine writer spiega che dell’idea di allargare la doc del Piemonte a una tipologia a base di nebbiolo – un Piemonte Nebbiolo doc, dunque – ne ha sentito parlare nel suo recente viaggio ad Alba e Barbaresco. E non ci sta, come non ci stanno, a suo dire, i produttori nebbiolisti del Barolo e del Barbaresco.
“Il Piemonte Nebbiolo, che consentirebbe all’uva del nebbiolo di essere coltivata ovunque nella regione – sostiene Kerin O’Keefe -, sarebbe un grande passo indietro per i vini italiani. Sarebbe andare contro la spinta orientata alla creazione delle sottozone, delimitandone ufficialmente i vigneti, nelle denominazioni più stimate”. Non solo. “Il vino proposto – aggiunge – comporta dei rischi per i consumatori. Vale a dire che se le grandi cantine inizieranno a pompare fuori quantità industriali di Nebbiolo proveniente da zone meno adatte, per la prima volta ci potrebbe essere un eccesso di Nebbiolo, e di dubbia qualità. I consumatori, in particolare quelli che si avvicinano al Nebbiolo, ne sarebbero profondamente delusi e potrebbero rinunciare alla varietà del tutto”.
Che ne penso? Penso che le osservazioni di Kerin O’Keefe dovrebbero essere prese in seria considerazione, se davvero c’è chi ha in mente di istituire il Piemonte Nebbiolo doc.


