“Naturale”, la burocrazia nelle scelte di vita?

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Confesso che quando ho saputo del varo del “disciplinare di produzione del vino VinNatur” sono rimasto sospeso fra due sentimenti tra di loro contrastanti. Il primo è la stima per il lavoro rigoroso svolto dall’associazione dei produttori “naturali” che fanno capo ad Angiolino Maule e per questa svolta, per certi versi coraggiosa. Il secondo è il dubbio sull’opportunità della scelta della “certificazione” dei vini che saranno targati VinNatur.
Non entro nel merito delle singole prescrizioni in materia di attività di vigna e di cantina cui i soci di VinaNatur si impegnano a sottostare con il nuovo “disciplinare“. Trovo anzi del tutto condivisibile che in conclusione delle linee guida ora formalizzate sia scritto così: “L’Associazione VinNatur precisa che i vignaioli che non intendono, o non possono, sottoscrivere gli impegni e rispettare le norme contenute in questo disciplinare, non potranno essere soci. Essere produttori di vino naturale VinNatur è una scelta non un obbligo”. Vero, verissimo.
Tuttavia, la mia perplessità nasce leggendo che a breve dovrebbe essere pronta “la versione definitiva del piano di controlli che stiamo elaborando in collaborazione con alcuni enti certificatori riconosciuti dal Mipaaf; ad esso è affidato il compito di far rispettare ciò che è consentito dal disciplinare, che sarà in vigore dall’annata 2017. Ogni azienda associata, almeno una volta l’anno, riceverà la visita dell’organo di controllo che verificherà l’operato del vignaiolo sia in vigna che in cantina”.
Ecco, qui affiorano i miei dubbi. Da un lato mi sembra una burocratizzazione ulteriore del lavoro di chi fa vino, e sinceramente non ne avverto la necessità. Dall’altro mi pare che si rischi di dare l’impressione di circoscrivere la produzione “naturale” a una sommatoria di requisiti tecnici, ponendovi in subordine quei fattori culturali, sociali, filosofici, “politici” anche (nel senso più ampio del termine) che a mio avviso dovrebbero invece essere sempre e comunque prioritari ed essenziali per chi imbracci la produzione che si usa appunto definire “naturale”. Credo che produrre “vino naturale” sia prima di tutto fare una scelta di vita, e sinceramente non ritengo possibile codificare una scelta di vita.