Il caso Sinner e le commissioni delle doc

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Dopo averlo rivisto in scena agli Internazionali d’Italia, a Roma, da parte di più osservatori è stato detto che privandosi di Jannik Sinner per tre mesi a motivo di un anacronistico cavillo legale, che vuole lo sportivo responsabile delle disattenzioni dei suoi collaboratori, il tennis ha perduto molto. Il suo caso mi ricorda quello di certe denominazioni di origine italiane che si privano di vini eccellenti, perdendo in tal modo fascino presso i bevitori, anch’esse a causa di lacciuoli burocratici, che trovano espressione nella valutazione di tipicità da parte delle commissioni di certificazione.

Nacquero, quei vincoli sul vino, in contesti diversissimi dagli attuali, quando i vini cattivi in cirolazione erano perfino di più di quelli buoni, e dunque si doveva salvaguardare il consumatore. Oggi non hanno più senso, così come nei mesi scorsi sono apparse incomprensibili al pubblico alcune norme che fanno da corollario allo sport del tennis. Solo che il codice sportivo è in fase di ridefinizione; quello vinicolo, invece, no. Ritengo che il vino italiano abbia dunque molto da imparare dal tennis, se vorrà contuinuare a giocare un ruolo di primo nello scenario del mondo.