Adesso mi è presa la voglia di Arinto

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Carte alla mano, si sa che alla Quinta do Gradil, che ha sede nel borgo portoghese di Vilar, poco lontano da Lisbona, si faceva vino già nel 1492, un anno che ha segnato la storia del mondo per la scoperta dell’America. Ne parla – dei vini, intendo – un documento regale del 14 febbraio di quell’anno, quando ancora Cristoforo Colombo stava brigando per organizzare il suo viaggio avventuroso, che sarebbe partito da Palos de la Frontera solo alle sei del mattino del 3 agosto.

Ho acquistato di recente on line una bottiglia di vino bianco di quest’azienda, attratto dal vitigno, l’arinto, che non conosco, e dai molto lusinghieri 18 punti (su venti) attribuitogli dalla rivista Vinho Grandes Escolhas, oltre che dal prezzo invitante, intorno ai 14,50 euro.

A proposito della bottiglia, posso dare ai lettori una notizia cattiva e una buona.

La notizia cattiva è che la bottiglia, a forma di borgognotta, farebbe andare su tutte le furie il collega Carlo Macchi e la redazione del suo WineSurf, sempre (giustamente) attenta al peso del vetro (tant’è che nelle degustazioni in giro per l’Italia portano con sé la bilancia), poiché è davvero molto pesante. Vuota, pesa 898 grammi, il doppio di altre bottiglie borgognotte che avevo in casa. Troppo.

La buona notizia è che il vino merita il giudizio di eccellenza attribuitogli dai colleghi portoghesi. Sa di lime. È una spremuta di lime succosissimo, e si arricchisce di tracce di salvia, di fiori di agrumi e della piccantezza dello zenzero fresco. Si beve con assoluta piacevolezza e ha l’indole ferma e sicura dei grandi bianchi. Viva l’arinto.

Vinho Regional Lisboa Arinto 2022 Quinta do Gradil
(92/100)

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