Zio Stefano

zio stefano

Un anno fa si è sentito male ed è stato ricoverato d’urgenza. Dopo dodici mesi esatti, ha lasciato il suo corpo in ospedale ed è tornato a volteggiare, spirito. L’ho presa male, m’è presa male. Quando ho letto la notizia, perché purtroppo internet è arrivato prima della telefonata di mia madre, ho reagito con un dolore al cuore e uno più grande dentro tutta me. Credo di aver pianto anche le lacrime che non avevo, così come sto facendo ora, mentre scrivo, perché forse è inevitabile. Eppure si poteva immaginare, eppure c’era poco da sperare, eppure siamo esseri umani e il dolore lo dobbiamo elaborare! Stefano Pappagallo è – uso il presente perché lo sarà sempre per chi lo ha conosciuto – un personaggio più unico che raro. Mi sono chiesta spesso di quale materia fosse fatto per essere presente nella vita di tante persone, presente sul lavoro con una umanità che ogni medico, quale lui era, dovrebbe avere. Questo pezzo lo voglio scrivere per dare uno spunto, un’idea, una visione diversa. Zio Stefano era fratello di mia madre e per me è stato come un padre. Quando ho letto la notizia ho avuto una sensazione di responsabilità. Non ho sentito di piangere qualcuno che non c’è, non ho sentito soltanto il vuoto incolmabile che lascia, ho proprio avvertito una forte responsabilità di integrazione. Quasi come se averlo avuto nella mia vita fosse un dono talmente grande da non lasciarlo andare. Quelle che fino a ieri erano frasi fatte, son diventati fatti! Lui vive in me. Lui è vivo dove non c’è giudizio, dove non c’è malizia, dove c’è impegno, dedizione, intelligenza, passione, giocosità, famiglia, buon senso, rispetto e amore.  Lui è vivo in me ed io mi sento grata e fortunata. Questa è la vita; un passaggio sul pianeta terra.


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