Wine Spectator sta col tappo a vite

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Ormai è chiaro: la grande critica vinicola internazionale è per il tappo a vite. O meglio, per la capsula a vite, come dico io. O meglio, per lo screwcap, come dicono gli anglosassoni. O meglio, per il twist off, come dice James Laube. Perché anche lui, il senior editor di Wine Spectator, è sceso in campo a favore della chiusura a vite. Con un redazionale – un’intera pagina – sulla rivistona americana. Titolo: “Give Twist-Offs Their Due”, date al tappo a vite quel che gli è dovuto.
“L’unica area di vera resistenza che rimane – scrive – è quella dei rossi da invecchiamento, ma mi aspetto che sia solo questione di tempo prima che l’opinione della gente cambi anche qui”. Insomma, la capsula a vite, il twist-off come ama dire Laube, è la chiusura ideale per qualunque vino. Io non ne ho mai avuto dubbio, e lo sto dicendo da tempo. Ora che lo dice uno come Laube spero che ci si rifletta su anche nella nostra ultra conservatrice Italia.
“Posso immaginare – dice – un’ampia degustazione di vini invecchiati con entrambe le chiusure nella quale il twist-off dia prova della sua superiorità; poi toccherà ai vignaioli trarne le loro conseguenze”. La sfida è lanciata.
Intanto, visto che ci sono in campo due diversi partiti, l’uno a favore della vite (il mio) e l’altro a favore del sughero, Laube suggerisce ai produttori di provare a imbottigliare in entrambe le modalità, per farci una sorta di “campagna educativa”. “Questo – dice – darebbe ai consumatori la possibilità di scegliere e di trarre le loro conclusioni”. Ma non bastano iniziative sporadiche. “I produttori – sostiene Laube – hanno bisogno di stare assieme per supportare le chiusure a vite come la migliore opzione reperibile per garantire la qualità e la coerenza dei loro vini”. E anche chi vende il vino – ristoranti ed enoteche – potrebbero fare la propria parte. Perché sono coloro che interagiscono col consumatore finale i soggetti che meglio potrebbero sfatare il mito del sughero e indirizzare la clientela verso la chiusura a vite.
“Nella mia esperienza – racconta Laube – maturata confrontando vini invecchiati sotto differenti tipi di chiusure, quelli in twist-off restano incredibilmente giovani molto più a lungo rispetto alle convinzioni degli scettici, e nel mentre sviluppano ugualmente i profumi della maggiore maturità”.
“Abbiamo bisogno di un atteggiamento più positivo verso quel che è un progresso realmente positivo nella conservazione del vino”: così James Laube chiude il suo intervento. Bisognerebbe farlo entrare nella testa dei vignaioli, degli enotecari, dei ristoratori, dei bevitori, anche in quest’Italia che non ha voglia di cambiare in meglio.

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4 comments

  1. Stefano Milioni Rispondi

    In un intervento al Congresso degli Enologi italiani che si tenne a bordo della Eugenio C nel 1986, ebbi la dissennata idea di tessere le lodi del tappo a corona (padre dello screwcap, egualmente efficiente ma con il difetto di non consentirne il riuso. Ma quello c’era allora…).
    Gli argomenti a supporto erano semplici e chiari:
    – Non si può affidare gli sforzi, l’impego, la fatica e la preziosità di un grande vino all’insicura e inaffidabile efficacia un tappo di sughero (allora contavo una media di sapore di tappo ogni 12 bottiglie, e parlo dei grandi nomi del tempo)
    – Il vino riconosciuto come il più restigioso in tutto il momdo, lo Champagne, passa la maggior parte della sua vita (da tre anni in su) in un bottiglia chiusa con il tappo a corona. Poi, dopo il degorgement, lo si tappa con un tappo di sughero e lo si accompagna con una raccomandazione: bevetelo entro un anno che, oltre, si rovina
    – La differenza di costo tra un tappo a corona ed un tappo di sughero di pregio (quelli lunghi 6-7 cm. per i quali hanno dovuto modificare i cavatappi, altrimenti i tappi si rompevano) era, allora, di 500 lire: bastava investire per due-tre anni quella differenza in comunicazione (dal conto saltava fuori qualche miliardo) e nessuno più avrebbe rimpianto i “vecchi” (e in quanto vecchi, pieni di acciacchi) tappi di sughero.
    Ci mancò poco che mi buttassero giù dalla nave…. alla fine mi ci sono buttato da solo e, onda su onda, vi posso garantire che “stupenda l’sola è, il clima è dolce intorno a me, ci sono palme e bambù, è un luogo pieno di virtù” e nelle enoteche compro solo vini chiusi con tappo a vite (e Champagne, ovviamente).

    1. #angeloperetti

      #angeloperetti Rispondi

      Bellissima testimonianza. Grazie mille!

  2. Giovanni Dri Rispondi

    Noi qualche mese fa abbiamo imbottigliato il nostro Ramandolo DOCG anche con il tappo a vite e ad ora siamo più che soddisfatti, in più per un vino dolce e fruttato da servire al bicchiere la praticità di utilizzo è immensa. All’estero è un successo in Italia ancora da scoprire…

    1. #angeloperetti

      #angeloperetti Rispondi

      Grazie della testimonianza. Sarà interessante vedere l’esito.