VO 2010, il passito di catalanesca delle Cantine Olivella

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Alcune bottiglie spuntano a sorpresa nascoste tra i tanti scaffali e dalla polvere. In questi casi risultano sempre, o quasi, delle felici scoperte.

Verso Ovest guardano le vigne di uva catalanesca sul Monte Somma delle Cantine Olivella a Sant’Anastasia, insomma intorno al Vesuvio.

La catalanesca è un’uva a bacca bianca che ritroviamo solo in questo territorio la cui gente le è particolarmente affezionata e quindi ha fatto in modo che non scomparisse. Il legame con la terra nelle zone interne del vesuviano è molto sentito perché l’agricoltura qui ha sempre avuto un ruolo primario e ha scandito i tempi di chi ci vive. Sono tutt’oggi molto sentite le feste legati ai riti contadini.

La vite riveste una posizione privilegiata e proprio in quest’area è possibile visitare moltissimi siti archeologici antichissimi dedicati alla produzione del vino. Dalla fine dell’alto medio evo in poi la ricca produzione vitivinicola campana, dove ai tempi dei romani si produceva il vino più pregiato al mondo, il Falerno, i vini venivano distinti in maniera semplicistica in due macro categorie: vini latini, di qualità scadente, vini greci, di qualità superiore. I vini latini erano prodotti per lo più a nord di Napoli ed in zone pianeggianti, mentre i vini greci erano identificati soprattutto con il territorio del Vesuvio. Insomma qui nell’antichità vi era un’attività legata al vino fervente e pregiata.

Poi il continuo ciclo distruttivo delle eruzioni ha cambiato molto le cose e lasciato nel tempo molto spazio all’edilizia sottraendolo all’agricoltura.

Questa realtà si coglie in maniera evidente alle cantine Olivella dove appunto si nota la presenza soffocante di case ed edifici anche poco piacevoli. Nello stappare il passito ritrovato, VO 2010, questo scenario è riaffiorato con forza alla memoria e mi sono rivista nella vecchia jeep di Ciro Giordano e Domenico Ceriello mentre risalivamo le ripide e strette stradine sul monte Somma che conducono ai vecchi vigneti a 650 metri sul livello del mare. Una volta arrivati si osserva con piacere che la vigna qui ha mantenuto il suo spazio dominante disegnando un paesaggio di grande bellezza, sospeso tra il mare del golfo di Napoli e le terrazze dal suolo grigio ricco di cenere e lapilli.

La catalanesca è stata rilanciata tra questi filari ed ha conquistato un certo successo sul mercato proprio grazie al loro impegno e ad una certa caparbietà che nel tempo ha dato loro ragione.

Non so nemmeno se producano ancora il passito che nel bicchiere ha un colore ambrato intenso e luminoso. Ha sostenuto il tempo con vigore, è intenso nei profumi di datteri, agrumi canditi, carrubo, lavanda, cambia di continuo. Il sorso è coinvolgente, ricco, mediterraneo, fresco e delicato nella dolcezza, a tratti richiama gli agrumi ed una leggerissima punta salina.


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