Fare vino rosa è un’attitudine

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C’è un’incisione del 1942 della Rapsodia in Blu di George Gershwin che vede Arturo Toscanini sul podio della direzione d’orchestra e Benny Goodman al clarinetto. Per quanto Goodman si attenga alla scrittura di Gershwin, si sente che non è un musicista classico. È un jazzista, ha l’indole, l’attitudine del jazzista, anche quando suona musica classica.

Pensavo a questa cosa mentre bevevo il Cerasuolo d’Abruzzo dell’annata 2019 (quello fatto in anfora) di Francesco Cirelli, che è uno dei miei produttori di riferimento quando si parli di Cerasuolo d’Abruzzo. Il vino ha un colore rosso cerasuolo, ma non troppo profondo. Ho scritto “rosso” cerasuolo, non rosa, perché la tonalità non è rosa, è invece proprio del colore della ciliegia, eppure il vino ha l’indole, l’attitudine del vino rosa. Questa è la cosa miracolosa del Cerasuolo d’Abruzzo, quando è ben fatto: anche se nel colore può somigliare a un vino rosso leggero, nel carattere è un vino rosa, perché non ha nulla a che vedere con il vino rosso (né tantomeno con il vino bianco). Fare vino rosa è un’attitudine, il vino rosa è una questione di stile.

Credo che su vini del genere occorrerebbe che riflettessero tutti quelli che, non avendone storia o tradizione o cultura, si stanno improvvisando ovunque a fare il loro “rosato” perché “lo chiede il mercato”. Fare un vino rosa non è questione di tecnica, o meglio, non è “solo” questione di tecnica. Se ci si affida solo alla tecnica si ottengono caricature del vino rosa. È invece una questione di vocazione del luogo e di forma e mentale.

Cerasuolo d’Abruzzo 2019 Francesco Cirelli
(89/100)

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1 comment

  1. Stefano Spagnolo Rispondi

    Angelo dovrebbero leggerlo molti produttori Pugliesi/ Salentini. Grazie mille.