E il vino rosa divenne il vino perfetto per il Natale

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Quando affermo che il vino rosa è qui per rimanere, lo dico perché ci sono sempre più segnali che la “rivoluzione rosa” sta letteralmente cambiando l’approccio alla tipologia, sempre meno “ghettizzata” nei territori dei “luoghi comuni”. Macché vino “da estate” (come non si potesse bere in altra stagione), macché vino “da donne” (come fosse dispregiativo, oltretutto: bah), il vino rosa è vino-vino. Tant’è che ci si sta accorgendo di come certi vini rosa stiano splendidamente anche sulla tavola invernale, e magari su quella del Natale. Una battaglia che ho combattutto anch’io per anni, quella dello “sdoganamento” del vini rosa – ed eravamo a dire il vero in pochi a farlo -, e che oggi sta portando a casa una pur faticosa vittoria.

Cito due episodi, uno che riguarda la Francia e uno che riguarda l’Italia. Significativi tutt’e due.

Francia, La Revue du Vin de France, editoriale di Sébastien Lapaque, rubrica “Art de vivre”. Spiega che è giunta l’ora di “celebrare i grandi rosé gastronomici”. Quelli che sono così territoriali e caratteriali da chiedere a gran voce la tavola imbandita. Quella di Natale, per l’appunto. “Du rosé pour Noël” titola l’articolo. Cita, tra i rosé natalizi, lo Château le Puy (un “vin de France” a base merlot) e il Bandol L’Irréductible del domaine de la Bégude, che è uno dei miei vini rosa preferiti in assoluto e che bevo talvolta proprio durante le feste decembrine, magari affinato per un anno o due.

Italia, Mattino Cinque, la trasmissione di Federica Panicucci e Francesco Vecchi su Canale 5. Ospite in studio il presidente nazionale dell’Associazione italiana Sommelier, Antonello Maietta. Alla domanda di quali siano i vini che non possono mancare sulla tavola di Natale, il leader dell’Ais indica una bollicina per l’aperitivo, un vino dolce per il fine pasto, e per l’intero pranzo un vino rosa, come un Chiaretto, un Rosato del Salento, un Cerasuolo. Un’indicazione – ammettiamolo, orsù – che sarebbe stata inimmaginabile solo un paio di anni fa, davanti al pubblico televisivo: un vino rosa sulla mensa di Natale, in pieno dicembre, da parte dei vertici della sommellerie nazionale! Bene, molto bene.

Sissignori, quella rosa è una rivoluzione che è qui per restare. Finalmente.


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3 comments

  1. Antonello Maietta Rispondi

    Giuro che non avevo letto la Revue du Vin de France 🙂
    Era bensì frutto di una convinzione, suffragata da tanti assaggi, affinché questa tipologia trovi finalmente la sua giusta considerazione.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie, presidente! Hai fatto qualcosa di importantissimo per il vino rosa italiano.

  2. Gabriele Rispondi

    Buon giorno Angelo.
    Sono felice che il rosa si inizi a “guardarlo” come merita!!!
    Ma innanzitutto devono crederci i produttori e produrre appunto vini rosa con uve giuste e con tempi e modi giusti e non con le peggiori uve che arrivano in cantina…
    Buone feste e complimenti