Il vino è natura o finzione?

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Di tanto in tanto la discussione s’infervora e poi sembra assopirsi e quindi torna fuori di nuovo, a volte labile, altre intensa. Parlo della questione dei vini che si usano classificare sotto la variegata insegna del naturale e, per converso, di quel che fa l’industria vinicola, che sempre più pare predicare il verbo del “sostenibile”.

Ora, non voglio rituffarmici io nel contenzioso. Però ho letto uno splendido librino di Fernando Pessoa, “Il banchiere anarchico”, e vi ho trovato un passaggio che m’ha fatto riflettere sul principio di “naturale” e di “finzione”, e credo che – in nuce – vi sia anche una qualche verità sulla querelle vinicola che tanto – talvolta – infiamma gli animi.

La citazione di Pessoa, adesso.

“Allora, delle due una: o la natura è realizzabile socialmente, o non lo è; in altri termini, o la società può essere naturale, o la società è fondamentalmente finzione e non può essere naturale in alcun modo. Se la società può essere naturale, allora può esistere una società anarchica, o libera, e deve esserci, perché essa, la società, è totalmente naturale. Se la società non può essere naturale, se (per qualche ragione che qui non interessa) deve per forza essere finzione, allora dei due mali il minore; rendiamola, all’interno di questa finzione inevitabile, la più naturale possibile affinché sia, per questa stessa ragione, la più giusta percepibile. Qual è la finzione più naturale? Nessuna in sé è naturale, in quanto è finzione; la più naturale, nel nostro caso, sarà quella che sembrerà più naturale, che sentiremo come più naturale”.

Ebbene, io questo scritto lo trovo impressionante, perché mi sembra di sentir parlare del vino.

Mi permettete di far qualche variazione lessicale?

Ecco come potrebbe uscire.

“Allora, delle due una: o la natura è realizzabile dal lato vinicolo, o non lo è; in altri termini, o il vino può essere naturale, o il vino è fondamentalmente finzione e non può essere naturale in alcun modo. Se il vino può essere naturale, allora può esistere un vino anarchico, o libero, e deve esserci, perché esso, il vino, è totalmente naturale. Se il vino non può essere naturale, se (per qualche ragione che qui non interessa) deve per forza essere finzione, allora dei due mali il minore; rendiamolo, all’interno di questa finzione inevitabile, il più naturale possibile affinché sia, per questa stessa ragione, il più giusto percepibile. Qual è la finzione più naturale? Nessuna in sé è naturale, in quanto è finzione; la più naturale, nel nostro caso, sarà quella che sembrerà più naturale, che sentiremo come più naturale”.

Sì, è impressionante, ed è esattamente il punto su cui ci si accapiglia. Da una parte i vignaioli più “anarchici”, dall’altra l’enologia che crede nei protocolli, pur meno invasivi. In mezzo il bevitore, che volgerà il calice verso il vino che gli sembrerà più naturale, che sentirà come più naturale. Ma il sentire, si badi, non è uguale per tutti.


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