Vinitaly, Milano e una storia gaia

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Questa è una storia gaia. Insomma, allegra, felice, gioconda, usate il sinonimo che volete. È la storia di come si fa a fare comunicazione senza spendere un quattrino, avendone però un enorme ritorno mediatico.

Bene, mettiamo il caso che facciate vino, e che nel tempo vi siate meritatamente guadagnati una sana reputazione. Certo, la concorrenza c’è, e dunque anche voi avete bisogno di apparire, almeno di tanto in tanto, però sotto i riflettori. Allora, giusto un mesetto prima del Vinitaly, con perfetta scelta di tempi, potreste tirare fuori la sparata che c’è bisogno di una fiera diversa, da fare a Milano, solo per gli operatori. Probabile che la stampa di Milano rilanci e allora – zac! – les jeux sont faits.

Poco importa se si tratta della solita tiritera che si sente da anni e che non porta a nulla, e anzi quando a Milano la fiera biennale del vino hanno provato a farla si è rivelata un flop. Se l’effetto annuncio va a segno, il consolidamento dell’immagine è riuscito. Gratis. Chapeau.

Ah, l’altro colpo da maestro sarebbe far sapere che voi al Vinitaly non portate bottiglie, ma solo calici di una ditta che, guarda caso, distribuite voi. Altro colpaccio, altra pubblicità gratuita. Di nuovo tanto di cappello.

Come dite? Che quel che ho scritto qui sopra è successo davvero i giorni scorsi? Che realmente c’è stato un celebre produttore che ha conquistato i media con una cosa del genere e ha perfino citato la marca di calici che distribuisce? Macché, questa è solo una storia gaia. Insomma, allegra, felice, gioconda, usate il sinonimo che volete.

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