Vinitaly, la guida del Corriere e i miei 20 consigli

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Quante sono le guide italiane del vino? Boh, ho perso il conto. Dunque ha senso parlare di un’altra guida, quella che è ora in edicola (è la sesta edizione) a firma di Luciano Ferraro e Luca Gardini per il Corriere della Sera? Certo che ha senso, perché è un’operazione intelligente, e anzi mi sento di suggerirla come una specie di vademecum per chi va al Vinitaly e fuor farsi una lista di vini da assaggiare: la coincidenza temporale dell’uscita a ridosso della fiera è perfetta.

Perché mi piace questa guida? Presto detto: perché da una parte ha i vinoni e dall’altra ha i vinini. Insomma, ha quei vini che si usa definire “importanti” (spesso anche nel prezzo) e quelli che magari sembrano semplici ma non lo sono affatto, perché invece trasudano appartenenza identitaria, e dunque sono altrettanto “importanti”, ma hanno il vantaggio di costare molto meno.

Nel senso che in guida, in due separate sezioni, ci sono i cento vini ritenuti in assoluto i migliori d’Italia secondo Luca Gardini – in testa a tutti il Sassicaia – ma anche, e qui sta il bello, “100 nuove bottiglie per bere bene spendendo meno di 15 euro”. E sono vini sia di brand commerciali, sia di piccole realtà artigiane, insieme, fuori da ogni steccato. Promettendo di andare “oltre le mode, oltre l’altalena del gusto che aveva convinto il mondo al bere spensierato negli anni Ottanta, concentrato negli anni Novanta e leggero negli anni Duemila”.

Anzi, faccio così: dai cento vini sotto la quindicina d’euro di Ferraro e Gardini ne estraggo uno per regione, che suggerisco di andare a cercare tra gli stand del Vinitaly, e vi spiego il perché ho scelto ciascuno di questi per me magnifici “piccoli” vini.

Guardate: con questi vini bevete proprio bene, e potete comprarveli anche in enoteca senza svenarvi. Capito perché mi piace questa guida?

Valle d’Aosta
Blanc de Morgex et de La Salle Nathan 2016 Ermes Pavese
Perché mi piacciono i bianchi d’indole montanara fatti col prié blanc ed Ermes Pavese li interpreta benissimo.

Piemonte
Barbera d’Alba 2017 Comm. G.B. Burlotto
Perché adoro la rusticità terragna della barbera e Fabio Alessandria non ha mai, nei suoi vini, cedimenti modaioli.

Liguria
Rossese di Dolceacqua 2017 Maccario Dringenberg
Perché questo è un mio vino di riferimento e Giovanna Maccario dimostra quanta eleganza possa uscire dal rossese.

Lombardia
San Martino della Battaglia Campo del Soglio 2017 Podere Selva Capuzza
Perché questa è una delle denominazioni più sottostimate e invece il Campo del Soglio dimostra quanto vale (tanto).

Trentino
Terre di San Leonardo 2015 San Leonardo
Perché questa è la dimostrazione di come anche in Italia possano esistere dei “second vin” di grande fascino.

Alto Adige
Alto Adige Kerner 2017 Pacherhof
Perché sono affezionato alla Val d’Isarco e il Kerner è da sempre un mia beva golosa e da Pacherhof è raggiante.

Veneto
Bardolino Classico Brol Grande 2016 Le Fraghe
Perché il Bardolino è il “mio” vino, da sempre, e il Brol Grande è l’archetipo del Bardolino che verrà, quello dei “cru”.

Friuli Venezia Giulia
Venezia Giulia Bianco Fiore di Campo 2017 Lis Neris
Perché ritengo che sulle terre isontine il meglio venga dai bianchi che hanno origine dall’equilibrio delle cuvée.

Emilia Romagna
Lambrusco di Sorbara Radice 2018 Paltrinieri
Perché se dovessi scegliere uno e un solo vino in Italia è molto probabile che sarebbe il Radice di Alberto Paltrinieri.

Toscana
Vernaccia di San Gimignano Tradizionale 2017 Montenidoli
Perché la Vernaccia di Elisabetta Fagiuoli è quanto qui in Italia più si avvicini all’idea compiuta di terroir.

Marche
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Le Vaglie 2018 Santa Barbara
Perché Stefano Antonutti è segnalato in guida come “il vignaiolo della tradizione” e allora è un’etichetta irrinunciabile.

Umbria
Colli Martani Grechetto Grecante 2017 Arnaldo Caprai
Perché il grechetto dà dei bianchi mi stanno sorprendendo ogni volta che me li ritrovo nel calice.

Lazio
Lazio Capolemole Bianco 2017 Marco Carpineti
Perché tante volte questo bianco ha accompagnato le mie cene romane all’insegna della più schietta tradizione.

Abruzzo
Cerasuolo d’Abruzzo Villa Gemma 2018 Masciarelli
Perché sono un sostenitore del vino rosa italiano e il Cerasuolo di Masciarelli è da sempre tra le sue espressioni migliori.

Molise
Tintilia del Molise 2016 Di Majo Norante
Perché la tintilia è un patrimonio ritrovato e ora grida con voce potente la sua voglia di emergere.

Campania
Falanghina del Sannio Fois 2016 Cautiero
Perché Fulvio e Imma Cautiero fanno vini che trasudano appartenenza territoriale e la loro Falanghina mi strapiace.

Puglia
Valle d’Itria Polvanera Minutolo 2018 Polvanera
Perché le rare volte che ho potuto bere un bianco pugliese fatto col fiano minutolo l’ho soluto rivoluto nel calice.

Calabria
Cirò Rosso 2917 Librandi
Perché il gaglioppo è Cirò e Cirò è il gaglioppo e ci fanno dei vini che trovo di compagnia irresistibile in tavola.

Sicilia
Etna Bianco Planeta 2017 Planeta
Perché l’Etna è ormai una realtà a sé stante nel panorama nazionale e i Planeta lo interpretano con stile cesellato.

Sardegna
Nuragus di Cagliari S’Elegas 2018 Argiolas
Perché l’estate si sta avvicinando e questo bianco mi ricorda il mare e il sole e la bella stagione.

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