I vini montanari che fanno a Settimo Vittone

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Settimo Vittone è uno degli ultimi comuni che si incontrano in Piemonte, salendo verso la Valle d’Aosta, subito prima di Carema. Il paese va fiero soprattutto per essere una “terra degli olivi”, come si legge sulle insegne stradali, e ne ha un qualche motivo, perché fa abbastanza specie vedere gli olivi fruttificare fin quassù, ormai montagna, ma ha anche una sua tradizione vinicola e proprio qui si comincia a vedere quella forma d’allevamento della vigna a pergola sorretta dai “pilun” di sassi che poco più a nord si vedrà più diffusa a Carema e, seguitando, a Donnas, ormai in Val d’Aosta. Passando da quelle parti, mi è parso che ci sia chi anzi ha cominciato a rilanciare la viticoltura, pur restando una pratica marginale.

Al ristorante La Marenda Sinoira che si trova in località Cornaley di Settimo Vittone, abbarbicata sul fianco del monte, credo abbiano in carta i vini di tutti i produttori della zona (applauso, ce ne vorrebbero tanti di locali del genere), e ne ho dunque voluti provare un paio, specularmente diversi. L’uno più giovane e giovanile, l’altro invece lungamente affinato nel legno. Entrambi recanti fieramente in etichetta la dicitura “prodotto da viticoltura di montagna”. Entrambi “vin rosso”, ossia di fuori da qualunque menzione geografica, e dunque nell’impossibilità di scrivere in etichetta i nomi dei vitigni impiegati e l’annata. Tuttavia, queste sono informazioni che al ristorante mi hanno saputo dare (nuovamente applauso agli osti).

Il vino giovane era il Giös, che credo sia una contrazione di “Gesù Giuseppe Maria”, una specie di formula propiziatoria che si adoperava nei brindisi. Il produttore è Settima Pietra, di Settimo Vittone. L’annata mi hanno detto che era la 2017 e la cuvée è fatta, se non ho capito male, da nebbiolo, barbera, vernaccia e neiret. Un rosso abbastanza semplice, ma effettivamente di indole montanara, con un colore sottile e una freschezza rusticheggiante che agevola l’accostamento al cibo, un fruttino acidulo e un tannino un po’ ruvido (ma senza eccesso) ma un pelino polveroso, che forse accorcia il sorso.

L’altro vino si chiamava Ostile e veniva dalla contrada Cesnola di Settimo Vittone e dall’azienda di Daniele Giacone. Affinato per ben nove anni in botti di rovere, era figlio del nebbiolo (solo nebbiolo) raccolto nella vendemmia 2007. Il colore mi si è presentato brillante, per nulla segnato dall’età. Il tannino era piuttosto netto, a indicare il carattere montanaro del vino, ma anche in questo caso la corsa del frutto, più fitto (e nero) del precedente mi sembrava come frenata.

Li ho pagati, nel ristorante, il primo 13 euro e il secondo 24, che sono cifre modeste se si considerano la fatica di coltivar vigne da quelle parti e le rese bassissime che si hanno dalla vigna e credo – e qui ci vuole un terzo plauso – il ricarico molto modesto praticato dal ristoratore.

Giös 2017 Settima Pietra
(78/100)

Ostile Cesnola 2007 Giacone Daniele
(79/100)


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