Villa Canestrari, due etichette di Amarone, due stili

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Trovo che i vini di Francesco Bonuzzi, a Villa Canestrari, siano tra i più rappresentativi della Val d’Illasi. Nel senso che rendono bene l’idea di terroir che caratterizza questa fascia di terra all’estremo lembo orientale della Valpolicella, il cui confine talvolta si fonde con quello della vicina Soave. Al netto delle differenze stilistiche tra i produttori, amo il carattere più fine e snello di alcuni vini di questa zona, quasi “sentissero” di essere al confine con un territorio da bianchi. Spesso ricorrono alcuni tratti comuni come le note di fiori e di vegetale nobile. La mano del vigneron ovviamente conta molto, e l’espressione più tipica dell’Amarone di Illasi può finire in secondo piano quando ad imporsi è la volontà del produttore, ad esempio con maturità spinte e appassimenti molto lunghi, seguiti affinamenti in legno altrettanto impattanti. Non è questo lo stile che preferisco e che ricerco nei vini di questa zona.

La premessa è un po’ lunga, ma serve per introdurre due etichette di Amarone prodotte da Villa Canestrari. Credo che si tratti di un interessante confronto tra due versioni di Amarone per certi versi molto discordanti tra loro. Entrambe le annate sono quelle in commercio al momento.

Amarone della Valpolicella “A” 2016. Questo 2016 a mio avviso centra l’obiettivo di approfondire l’espressione di quello che dovrebbe essere un Amarone di Illasi. La confettura di prugne ci riporta verso un certo classicismo, la parte più floreale e di grafite ci ricorda che siamo proprio in questa valle. Mi piace che non si senta troppo l’esuberanza alcolica, problema che invece affligge molti Amarone in questi ultimi anni. Una versione più fine e meno muscolare, il che non vuol dire che siamo di fronte a un vino di scarsa concentrazione, tutt’altro. Mi posso anche spingere a dire che è un vino con una beva eccellente, grazie a una acidità davvero ben integrata. Fianale di china e liquirizia, con lunghezza ma senza peso eccessivo. Si merita il nome che ha, “A”, come a dire l’Amarone tout court, quanto meno nella sua versione più contemporanea. (91/100)

Amarone della Valpolicella 1888 Riserva 2013. Questa Riserva spinge verso gli estremi. Colore, alcol, concentrazione. Gli aromi vanno dalla menta secca al cacao e alla liquirizia. L’imprinting del legno è evidente e tende a coprire alcuni aspetti del vino. Per quanto mi riguarda si tratta di un vino di indubbio carattere ma con troppo alcol e tannino. Il risultato è un vino che tende ad asciugare il finale. Il tempo dovrebbe sistemare molte cose, siamo pur di fronte a un vino appena uscito. E poi con il cibo adatto la sensazione di tannicità dovrebbe andarsene. La parte migliore è il finale, molto lungo e con delle note saline e di mare davvero interessanti. Una versione crepuscolare e vagamente evoluta, che si avvicina ad uno stile d’antan se vogliamo, non privo di fascino. Consigliato a chi ama uno stile più virile e morbido, tendente alla rotondità. (89/100)

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