Villa, austero Amarone Classico della collina di Negrar

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Tra i cinque cru selezionati dalla Cantina Valpolicella Negrar per la sua sperimentazione sulle Espressioni (è il nome del progetto) dell’Amarone “di collina” della Valpolicella Classica, il vigneto di Villa, località del comune di Negrar, è quello che ogni anno esprime i vini dalla gradazione alcolica più elevata. Insomma, lì c’è tutta la potenza tipica del territorio negrarese.
Sin qui, la Cantina Valpolicella è uscita con tre sole annate di queste Espressioni sperimentali. Dell’Amarone di Villa ho avuto modo di assaggiare tutte e tre le annate prodotte, ossia il 2010, il 2008 e il 2005. Degustazione interessante, perché l’annata tira fuori tutta la sua caratterizzazione, e dunque bene che ci sia la possibilità di simili verifiche su vinificazioni di non grande quantità. Il mio favore va, come pressoché sempre accade, all’annata fresca. E poi ho già detto altre volte che Negrar è Negrar, e i suoi vini sono spesso un rompicapo, per via di quella potenza (e complessità) che rischia sempre di metterti in crisi.
Amarone della Valpolicella Classico Espressioni Villa 2005
Fu annata calda il 2005, e se ne avverte il segno nella percezione dell’alcol (sono 17 gradi), non abbastanza tenuto a freno dall’acidità. Ma ci sta, è l’annata, appunto, e comunque il vino ha dalla sua ll’austerità degli aromi. Tabacco e caffè in polvere e cioccolato – come dire – granuloso (come quello di Modica, per capirci), boero, brandy.
(88/100)
Amarone della Valpolicella Classico Espressioni Villa 2008
Ecco l’annata fresca e, accidenti, quest’è un vino bello assai, e caratteriale, e l’acidità e il sale tengono in equilibrio i 17 gradi d’alcol. Mi piace poi quando un rosso austero apre verso sentori di tartufo nero e di porcini essiccati, e qui sono avvincenti. Il calice è speziato, intriso di fiori macerati e di fieno secco e di ciliegia sotto spirito.
(93/100)
Amarone della Valpolicella Classico Espressioni Villa 2010
L’alcol è tanto – sono 17 gradi e mezzo -, a ricordo del calore estivo, e però è ben bilanciato dal sale. Ci trovo fiori, tanti fiori, e dattero e spezie e ciliegia e sotto spirito e cuoio e tabacco. Un che di cioccolato e menta (avete presente l’After Eight?), ma senza eccessi. Anche un vago ricordo di pasticceria, di creme e marzapane. Certo, è giovinetto.
(88/100)

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