Se vi piace l’Aligoté, qui trovate quel che fa per voi

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Poiché mi sono misteriosamente ricomparse le note di degustazione dei produttori di aligoté raggruppati nell’associazione Les Aligoteurs, dopo la prima parte pubblicata qualche settimana fa, segnalo anche altre cantine meritevoli di menzione. I vini elencati qui di seguito sono tutti Bourgogne Aligoté. Bouzeron è il cru di eccellenza e quando le vigne sono di quel villaggio, viene aggiunto in etichetta. A prescindere dall’annata, credo possano essere indicazioni utili per rintracciare produttori che fanno vini interessanti.

Domaine Vieux Collège
2018. Cristallino, vira verso il vegetale, ricorda l’era. Facile e fresco. (85/100)
2018 (versione senza solfiti aggiunti). Vince ai punti perché riesce a trasmettere con più evidenza una nota minerale che si traduce in un palato davvero salino. Si fa più grasso e complesso, restando pur sempre vibrante. (89/100)

Fabien Coche
2018. Questa cantina di Meursault propone un aligoté affinato in legno che si segnala per la dolcezza del frutto. Bocca calda e sapida, una versione moderna molto gradevole. (86/100)
2017. Miele, fiori, piuttosto complesso, un anno di bottiglia ha trasformato il vino. Note speziate di zafferano, uno dei migliori. (90/100)
2014. Si sente una maggiore evoluzione, la freschezza dell’annata lo salva, ma manca della spinta del 2017. (85/100)
2008. La dimostrazione del potenziale evolutivo di questa varietà. Sa di nocciola, terra e muschio, ancora vivo e palpitante, ha un bel finale. (88/100)

Domaine Cruchandeau
2018 Le Village. Ha bisogno di respirare nel bicchiere, elegante ed agrumato. (87/100)
2016 Le Village. Pesca bianca e fiori, mela verde, ha un palato delicato. Ha energia e lunghezza. (88/100)
2017 Bouzeron Le Massale. Vino che ha una struttura consistente pur restando fine. Minerale e complesso. (89/100)
2013 Bouzeron Le Massale. Molto salino, il frutto si è fatto confit, limone in particolare. Ha meno lunghezza del precedente. (87/100)

Domaine Chevrot
2018 Cuvée des Quatre Terroirs. Un produttore che ha sempre creduto nell’aligoté, che ci consegna un vino particolare, in bilico tra la freschezza degli agrumi e una leggera ossidazione. Sembra una scelta fruttuosa perché la beva è una delle migliori. (88/100)
2017 Tilleul. L’affinamento in legno aggiunge un tocco di vaniglia che però toglie purezza all’insieme. Ha materia ma non la finezza dei migliori. (85/100)

Domaine Champs de Themis
2018 Bouzeron Les Clous. Da una vigna di quaranta anni un aligoté dal frutto dolce, che mi è sembrato un po’ chiuso dai solfiti. (82/100)
2018 Les Corcelles. Questo invece è un vigneto di ottanta anni, il vino viene affinato in botti da 350 e 700 litri. Grande concentrazione, è ambizioso e costruito per evolvere nel tempo. (90/100)
2017 Les Corcelles. Muschio ed erbe, salino e con una struttura meno imponente. (86/100)

Roux Père et Fils
2017 Jadis. Le uve sono state macerate e affinate in anfora. Complesso e minerale, ha grande lunghezza e sa restare delicato. (89/100)

Domaine de la Jobeline
2018. Un produttore che ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di rinnovamento in vigna. I risultati sono eclatanti, il vino è maturo, profondo, salino ed affilato. (91/100)

Hubert Lignier
2017 Aux Poirelots. Un prestigioso produttore che si è dedicato con passione a questa varietà “minore”. Un aligoté cristallino, lungo e fine, termina su note di gesso. (89/100)
2015. Ancora molto giovane, sembra ad inizio vita. Un vino fine, terroso e lungo. (90/100)
2003. Sì, parliamo della calda e canicolare annata 2003. Un aligoté evoluto verso delle intriganti note di petrolio e minerali. Non ha la freschezza delle annate più equilibrate ma non manca di acidità. Tutt’altro che al tramonto. (88/100)

Nicolas Moris
2018 Les Chaillots. Siamo a Nuits-Saint-Georges, il vino è generoso, ricco, con un palato di grande soddisfazione (88/100)
2015 Les Chaillots. Affinato in legno vecchio, punta sulla maturità del frutto, ha freschezza. (86/100)

Château de Rougeon
2017 Les Arénites. Raro esempio di suolo granitico in Borgogna. Sapido e marino, ha un corpo di buona consistenza. (87/100)
2018 Les Arénites. Vivace, fine e lungo, torna la salinità, cristallino. (88/100)
2018 La Cabane. La sapidità sembra il marchio della casa. Lungo e concentrato, sembra di stare lungo il mare. Uno dei migliori della degustazione. (91/100)

Agnès Paquet
Ali Boit Méthode Ancestrale. Un aligoté spumante rifermentato in bottiglia. È una spremuta di frutta, ha una beva travolgente, sembra un sidro. Lo cercherò! (88/100)

Antoine Olivier
2016 Oublie le Cassis. Pulito, resco e facile, una versione divertente. (87/100)
2017 Oublie le Cassis. Più nervoso, ma scarno. (84/100)

Manuel Olivier
2018 Vieilles Vignes. Acidulo ma con buona materia. (88/100)
2017 Vieilles Vignes. Fresco e pulito, miele, fiori, lungo. Nonostante la materia piccolina, ha profondità. (90/100)

Moron-Garcia
2018 Les Champs Tions. Grande materia, lungo e salino, rotondo e speziato. (91/100)
2018. Al tempo stesso più grasso e più fine, non saprei come spiegarlo. Fiori, muschio, nocciole. Ottimo il finale. (92/100)

Pavelot
2018. Una azienda interessante a Pernand-Vergelesse. Nervoso, lungo e salino. (88/100)
2015. Fine, croccante, buona densità, persistente. (87/100)

Sylvain Pataille
2018 Bouzeron. Salino, note di mare, lungo e terroso. (86/100)
2017 Champ Forey. Note di ferro, cannella, impressione di grande naturalità. (90/100)
2017 Les Aumones au Pépé. Nervoso, tra odori di terra e aromi di nocciola. Lungo. (91/100)
2017 La Charme aux Pretres. Su calcare, che trasmette al vino una particolare originalità. Diretto, austero, profondo a acidulo. Finale che fa salivare. (92/100)


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