Sono utili i concorsi del vino?

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Su Internet Gourmet Angelo Peretti ha recentemente scritto un articolo che sottoscrivo completamente e che sottolinea l’anacronismo dei concorsi enologici. Servirebbe un cambio di passo che non mi pare di vedere all’orizzonte, in prima battuta perché i giudici non hanno capito che serve un cambiamento.

La domanda alla quale cerchiamo di dare risposta riguarda invece l’utilità dei concorsi. Servono insomma le medagliette, i collarini, gli adesivi e tutti i vari orpelli che comunicano che il vino in questione è stato premiato? Per la cantina questo si traduce in un aumento delle vendite?

The Academic Wino, un sito che mi piace riprendere di tanto in tanto, ha pubblicato uno studio intitolato “Putting wine awards on the bottle: a study on consumer purchase behaviour”, che tradotto significa più o meno: “mettere i riconoscimenti sulla bottiglia: uno studio sui comportamenti d’acquisto dei comsumatori”.

A livello mondiale i concorsi stanno proliferando inarrestabili, e spesso basta che il vino sia appena sopra la soglia del disgustoso per ricevere un premio.

Alcune indagini sono state fatte e non ci sono state delle conclusioni definitive. In Nuova Zelanda la rivista Journal of Retailing and Consumer Services ha provato a fornire una risposta. Lo studio ha individuato alcuni gruppi di consumatori e ha cercato di analizzare come questi percepivano i premi e l’influenza che avevano nelle loro decisioni d’acquisto.

I 4 gruppi, per un totale di 44 persone, sono stati divisi in base alla loro conoscenza e passione per il vino. Si andava dagli esperti ai neofiti.

Tre cose sono emerse tra i gruppi:

  • un diffuso scetticismo a causa dell’alto numero di bottiglie premiate
  • dubbi a causa di poca chiarezza o di indicazioni fuorvianti sulla natura dei premi
  • poca trasparenza sui premi.

Parlando del troppo alto numero di vini segnalati, i partecipanti hanno affermato che spesso nei negozi ci sono più bottiglie con adesivi e medaglie che senza. Altri dicono che gli adesivi sembrano messi lì solo a fini estetici. Alla fine tutti convengono che un numero troppo alto di bottiglie premiate finisce per dare meno valore al sistema.

Il consumatore medio afferma che se nel passato appena vedeva una bottiglia con un adesivo, sapeva che era buona, oggi invece non ne è più così sicuro. Molti acquistano una bottiglia senza nemmeno guardare cos’è, solo per la presenza dell’adesivo. Salvo poi accorgersi a casa che si tratta di un premio marginale e restare delusi.

I consumatori più esperti si soffermano di più sulle etichette, per scoprire che si tratta di premi banali, o che non riguardano il vino in questione. Alcuni vorrebbero sapere chi sono i giudici, o i criteri adottati, tanto più se si tratta di bottiglie di costo elevato. I neofiti invece non erano assolutamente interessati in questi dettagli.

Venendo a come i premi spingono il consumatore verso l’acquisto, si può dire che

  • tutti prendevano in considerazione i premi nelle loro dinamiche d’acquisto. Come lo facevano variava da gruppo a gruppo
  • gli esperti cercavano solo i vini che avevano ricevuto i premi più prestigiosi
  • le persone mediamente interessate al vino, alcuni neofiti o poco interessati, hanno mostrato che i premi venivano spesso utilizzati come aiuto nella scelta di un vino sconosciuto o per una occasione speciale
  • alcuni poco interessati e tutti i neofiti erano attirati dalle bottiglie con adesivi, perché sembravano più carine
  • alcuni mediamente esperti e alcuni poco interessati si rivolgevano ai vini premiati quando dovevano scegliere tra i vini in offerta o tra quelli degli scaffali meno cari; se ci sono due vini dal prezzo simile, questa fascia di consumatori sceglierà con maggiore probabilità il vino premiato.

I consumatori meno esperti si indirizzavano a vini premiati quando dovevano acquistare un vino per un regalo, non fidandosi del proprio giudizio. Però non sono normalmente disposti a pagare di più per un vino premiato, perché ritengono di non sapere valutare la differenza.

I mediamente esperti invece tendenzialmente pagano di più per questo tipo di vini, in quanto è un segno di più alta qualità. Gli esperti e i mediamente esperti si sono dimostrati più selettivi, scegliendo solo alcuni vini premiati, fidandosi solo dei concorsi più prestigiosi.

Per tutti le medaglie d’oro hanno molta più rilevanza di quelle d’argento e di bronzo, ritenute più dubbie. Qualcuno ha affermato che chiunque partecipa ad un concorso riceve almeno un bronzo, quindi quel riconoscimento non ha alcun valore.

In conclusione si può affermare dallo studio che, nonostante lo scetticismo che circonda i concorsi e i vini medagliati, tutti gli intervistati hanno dimostrato di tenere conto delle medaglie nella scelta di un vino. Cambiano le modalità a seconda dell’esperienza e conoscenza. Gli esperti guardano solo i vini con i premi più importanti e scartano tutti gli altri. Tutti pensano che le medaglie “minori” siano da guardare con sospetto.

Per le cantine il suggerimento è di partecipare solo a concorsi di rilevanza internazionale e riconosciuti di elevato standard. Inoltre, se il vino vince qualcosa di meno dell’oro, è meglio non pubblicizzarlo troppo, perché sortisce un effetto negativo sul consumatore. Un’altra cosa che ho verificato di persona è di fare attenzione all’annata premiata. Non si può mettere un adesivo su un vino di un altro millesimo, e non serve a niente usare i premi ricevuti negli anni passati per cercare di vendere il vino ad un nuovo importatore. Il fatto di aver preso 90 punti da Wine Spectator più di 10 anni fa, non è un grande argomento di vendita. Vi chiederanno perché non si è più ripetuto e rischierete una cattiva figura.

Tornando a quanto detto all’inizio, credo che in generale le cantine farebbero meglio a investire diversamente i loro fondi, evitando di partecipare a concorsi palesemente inutili e che non danno alcun vantaggio commerciale ai proprio vini.


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