Una quercia per amica

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Ancora assonnata e intorpidita aspetto la corriera del mattino appoggiandomi a una giovane quercia. Con la mano sfioro la corteccia: è ruvida e cosparsa di crepe e pare che tutta la forza vitale della terra spinga dietro a quei solchi e attraverso il mio palmo mi dia il buon giorno.

C’è stato un giorno in cui quella pianta l’ho vista arrivare. Era smilza e spelacchiata, insignificante; ma poi, pian piano, ha preso possesso del suo posto e si è irrobustita.

Ora è una giovanotta, lo capisco dal tronco ormai solido e dalla chioma ben strutturata.

Ci facciamo compagnia per una manciata di minuti, cinque giorni alla settimana, nove mesi all’anno (il bus c’è solo nel periodo scolastico), ma capita che passi dalle sue parti anche nei mesi estivi e vederla sempre bella e ogni volta un po’ più rigogliosa mi rende felice.

Amica quercia, ti voglio bene e magari domattina, se non c’è nessuno a sentirmi, te lo dico di persona.


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