Una piacevole liberazione

cavetto_300

L’altra mattina, sul bus diretta al lavoro, ho iniziato la solita ricognizione nel mio smartphone: sms, e-mail, whatsapp.
Dopo la lettura del primo whatsapp, il prezioso aggeggino si è spento, morto.
Un po’ perplessa ho fatto mente locale, e ho ricordato che a casa non aveva il cavetto per la ricarica attaccato.
A quel punto, stranamente, sono rimasta tranquilla. E la tranquillità poco dopo è diventata una sorte di piacevole liberazione.
Mai avrei volontariamente deciso di privarmene, ma quel giorno avrei dovuto farlo.
È che, negli ultimi tempi, sto lasciando che la sua utilità sconfini nell’invadenza.
Invade tempo, libertà e, se non lo uso con cura, anche i rapporto umani.
Nel momento in cui un apparecchio finisce di essere al nostro servizio e diventiamo noi al suo – cosa che accade spesso senza accorgercene – è meglio prendere le distanze, magari dimenticandoci di ricaricarlo.
Così, quando sono rientrata a casa felicemente indenne da una giornata senza poterlo usare, mi sono chiesta se sia stato un segno non aver attaccato quel cavetto la sera prima.
Mah…


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