Un vino può essere grande se non sa invecchiare?

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Uso dire che non tollero che un vino abbia una data di scadenza in etichetta. Intendo con questo che, sì, esistono vini gradevolissimi in gioventù, ma il loro orizzonte temporale non può e non deve essere di brevissimo respiro. Insomma, se me ne dimentico una bottiglia in cantina per tre, quattro, cinque anni, devo trovarla ancora perfettamente bevibile. Certo, evoluta rispetto all’età giovanile, ma sempre gradevole.

Ne ho avuto spesso la riprova su bottiglie anche ultradecennali di Moscato d’Asti o di Prosecco di Valdobbiadene. Ho bevuto due anni fa un Bardolino del 1959. Attenzione, ho detto bevuto, non assaggiato, perché si faceva acora bere. Di recente un’applicazione di questa mia idea credo di averla data allestendo alcune verticali di Chiaretto dall’annata 2014 alla 2017 (che per un rosato italiano è una bella lunghezza, ammettiamolo) e una scendendo fino al 2009. Il che non vuol dire che i rosati si debbano bere invecchiati. Sono, appunto, straordinariamente godibili nella loro giovinezza, ma se sono ben fatti superano gli anni con nonchalance.

Attenzione, poi. Il fatto che un vino debba comunque saper superare la prova del tempo non significa che i grandi vini siano solo quelli da far per forza invecchiare a lungo. La capacità di durare oltre il brevissimo orizzonte stagionale è solo un pre-requisito.

Sulla faccenda si è soffermato di recente Sean P. Sullivan in un suo editoriale su Wine Enthusiast. “Can’t a Wine Truly Be Great if it Can’t Age?” chiede il titolo. Vi sostiene che sì, il fatto che un vino superi gli anni è buona cosa, “ma sono meno convinto – scrive – che questo c’entri per considerarlo ‘grande’”.

“Per me – sostiene Sullivan -, i grandi vini e le grandi regioni del vino presentano qualcosa di diverso, qualcosa che non è replicabile altrove. Può essere un aroma, un profumo, qualcosa nella concentrazione o nella tessitura. Può essere una varietà o uno stile. Può essere la struttura del vino e, sì, magari anche la sua longevità. Oppure, infine, qualche perfetta combinazione di tutte queste cose. L’unicità è quello che rende grande un particolare vino. Ogni regione del mondo porta qualcosa di diverso alla tavola. Piuttosto che farsi prendere dai confronti, perché non abbracciare e celebrare semplicemente le diversità? Dopo tutto, queste diversità non fanno parte di ciò che rende il vino così affascinante e divertente?”


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1 comment

  1. Fabrizio Rispondi

    Nella semplicità, quest’articolo, ha chiarito un concetto sconosciuto a troppi.